A volte basta un attimo un racconto di Fabrizio Ravallese

Un attimo. E quanto dura? Quanto può durare un attimo? Un attimo! Sì, ma quanto?
Un secondo, un minuto, una vita? Un batter di ciglia? Il tempo di mettere le scarpe e scendere? Un semplice rimando ad un altro attimo, poi a due e, perché no, a tre? Dipende. Fosse per me un attimo durerebbe il tempo di una finale dei mondiali, con supplementari, e calci di rigore inclusi. È l’attimo delle ragazze, quando sei giù ad aspettarle in macchina, e fai a tempo ad ascoltare tutto il cd che hai appena acquistato. È l’attimo che pretendi quando tua madre ha bisogno di te. In pratica l’attimo non ha un tempo ben definito. E in quell’intervallo di tempo può succedere di tutto. Alcuni hanno detto che se l’attimo è positivo dura il tempo di uno sbadiglio, se negativo tutta la vita. Altri hanno detto che è per sempre, perché non appena è passato diventa parte di te. Jim Morrison diceva che a volte basta un attimo per scordare una vita, ma che a volte non basta una vita per scordare un attimo. Nelle nostre vite passano infiniti attimi: a volte li chiediamo, a volte li attendiamo, a volte passano, così. Molte volte ci tocca decidere in un attimo, altre volte ci tocca cogliere l’attimo perché “chi insegue l’immenso perde l’attimo presente”. E spesso in quell’attimo, in quell’apparentemente inutile intervallo di tempo, può accadere l’inimmaginabile. Può bastare un secondo, un piccolo episodio, o una sola frase, per tornare indietro nel tempo. Perché si sa, la mente a volte gioca brutti scherzi.

Adoro gli autogrill. Sono delle piccole oasi di felicità costruite su un deserto cementificato che solitamente chiamiamo autostrada. Li ritroviamo lungo il cammino del nostro viaggio pronti ad offrirci un sereno ristoro o un rapido momento di relax. Mi piace sostarci giusto qualche minuto per un breve spuntino, un bollentissimo caffè e una bottiglietta di acqua minerale. Mi diverte camminare lentamente tra le cose in vendita, osservare i giocattoli, toccare tutto e non comprare mai niente. Ma la zona in cui preferisco fermarmi è quella dei libri, e se trovo qualcosa di interessante c’è bisogno che qualcuno mi allontani con forza da lì.

Di quel 13 luglio in autogrill ricordo ogni singolo istante: mi ero praticamente incantato davanti ad un libro di Terzani, un viaggio incredibile nel continente asiatico fatto di incontri, profumi, paesaggi e scorci di vita. Niente e nessuno mi avrebbe allontanato da quel libro. Ma ad un certo punto della lettura, qualcuno mi strattona e mi dice: “Guarda cosa ho trovato! Frutta disidratata, senza zuccheri aggiunti. La compriamo?”. Mi fermo. Ripongo il libro e alzo lo sguardo: Alessia, la mia ragazza, ha davvero in mano una confezione di cocco disidratato. Ma non una confezione qualsiasi. Quella che vidi tra le mani di Francesca una delle prime volte che uscimmo insieme, prima che Shanghai la portasse via da me. La ragazza più bella del mondo. Gli occhi azzurri e infiniti come il cielo, i capelli castani, lunghi e profumati, il naso all’insù, le labbra rosse come il sangue e la pelle candida come la neve. Non fu semplice attirare la sua attenzione. Era una curatrice d’arte, perciò mi finsi un grande appassionato di opere artistiche per provare a conquistare il suo interesse. Fu così che un giorno mi feci coraggio, la contattai e le proposi di andare a vedere una mostra di installazioni multisensoriali e poetiche. Ovviamente a casa mi ero preparato. Ma ci mise un secondo per capire che stavo bluffando. Quella sera fu tutto incredibilmente magico: io, inebetito, avevo gli occhi fissi su di lei che, quasi incantata, osservava con stupore ogni opera d’arte. Notavo che ogni tanto prendeva qualcosa dalla sua borsetta rossa portandosela alla bocca con gesti semplici e aggraziati. “Che stai sgranocchiando?” le chiesi interrompendola dal suo piccolo viaggio metafisico. “Cosa? Ah, niente, del cocco disidratato” – mi rispose con voce armoniosa e vellutata – “Vuoi assaggiare?”. Accettai, anche perché mi sembrava impossibile dirle di no. Mi sembrò la cosa più buona che avessi mai mangiato in vita mia. Continuammo a vederci, a visitare mostre e musei, ad andare a cinema o a teatro, e a fare merenda con la frutta disidratata. Imparammo ad amarci. Ricordo ancora i nostri viaggi, le passeggiate in bicicletta, le escursioni con Astro, la sua passione per la danza e per la fotografia, lo strano modo in cui si legava i capelli, i suoi maglioni enormi, l’amore per gli animali, le ore passate ad ascoltare i Pink Floyd, a ridere di noi, a fare l’amore. Tutto procedeva per il meglio, fino a quando in un piovoso pomeriggio di aprile mi disse con le lacrime agli occhi che aveva ricevuto un’importante offerta di lavoro a Shanghai. Mi chiese di partire con lei, ma non ebbi il coraggio necessario per mollare tutto e ricominciare da zero. Nella vita ci vuole tempismo. Quante volte ci è capitato di lasciarci sfuggire un’occasione? Quante volte ci siamo rimproverati di non essere arrivati in tempo per qualcuno o qualcosa? Quante volte abbiamo aspettato, rimandato, ritardato, salvo poi scoprire che se avessimo fatto quella cosa in quel preciso momento sarebbe stato meglio? Credo che quando quel momento arriva, una volta che la mente dice che va bene e il cuore canta per la gioia, non bisogna esitare, ma fare il primo passo. Per me non è stato così.

A volte basta un attimo. Altre volte basta una confezione di frutta senza zuccheri in un piccolo punto di ristoro per rievocare il ricordo di un periodo magico che non tornerà più. Ancora oggi, ogni volta che rileggo quel libro di Terzani comprato in autogrill o mi trovo davanti ad un pacchetto di cocco disidratato, la mia mente vola a Shanghai da Francesca, anche se il mio cuore resta a casa con Alessia.

Un racconto di Fabrizio Ravallese

Fabrizio Ravallese autore

Fabrizio Ravallese

Giornalista

Fabrizio Ravallese. Giornalista, speaker radiofonico, umile scrittore, blogger circense. Mosso a compassione dalla difficile condizione umana, Fabrizio nasce a Bari il 3 maggio del 1986 per trovare delle risposte ai tanti perché della vita. Spesso critico nei confronti della quotidianità, della gente e di se stesso, regala perle di saggezza e momenti di riflessione semiseria a chiunque voglia affacciarsi nel suo mondo.