La vista in montagna

<<Ce la fai?>>
<<Certo!>>
Ed anche fosse stata in difficoltà, non gliel’avrebbe mai data quella soddisfazione. Un sorriso, un bacio lanciato nel vuoto da cogliere al volo, uno sguardo di sfida ed una parola dolce. Tutto questo certo, ma la soddisfazione di vederla in difficoltà no. Quella no.
Camminare in montagna è un’esperienza che in pochi riescono a capire, uno sport per l’anima ancora prima che per il fisico. Il dolore delle gambe tempra la resistenza dello spirito e un temporale che ti insegue è un motivatore più efficace di qualsiasi mental coach.
E poi il ritmo cadenzato dei passi a scandire i pensieri. L’intervallo di tempo tra uno e l’altro in cui la fatica si mescola con le immagini che ti si propongono irruente davanti agli occhi. Può succedere di tutto nell’intervallo tra un passo e l’altro. Puoi cadere, puoi sospirare e puoi innamorarti perdutamente della donna che ti sta accompagnando in quella salita ripida verso te stesso. Come se già non l’amassi, tra l’altro.

<<Fermiamoci, ho bisogno di una pausa>>
<<Allora sei tu che non ce la fai!>>

Si fermarono ai piedi di un vecchio fontanile, lui tirò fuori dallo zaino del miele, qualche mandorla e una barretta di cioccolata fondente. Li porse alla compagna come fosse il più ricercato dei doni e lei accettò senza esitare un secondo. Chiunque sia pratico un po’ di montagna sa che nelle mani di Luca c’erano i più preziosi dei regali. Semplici, pieni di natura come il luogo in cui venivano consumati.
Lui non disse nulla, lei si lasciò affogare in quel panorama mozzafiato fatto di cime innevate e nuvole. Si conoscevano da tanto, forse troppo. Sicuramente il giusto per capire benissimo quando era il momento di tacere. E quello era il momento, di rimanere in silenzio. Luca era un tipo dallo sguardo profondo, dai modi un po’ rudi alle volte. Laura lo sapeva, sapeva benissimo che tra loro non c’era bisogno di aggiungere inutile zucchero. Non c’era bisogno di ricercare una finta dolcezza fatta di apparenza ma priva di vero sapore. Bastava guardarsi, godere di una pausa dal sapore di frutta secca e baci non dati. Ma desiderati.

<<Che dici, ripartiamo?>>
<<Ancora cinque minuti, voglio ancora questo panorama, resta dove sei.>>

Ci sono momenti in cui ne senti il bisogno. Sai che dovresti continuare ad andare avanti eppure non puoi, e non vuoi, fare altro che fermarti e prenderti ancora cinque minuti. Da tutto. Dalla fatica fisica che pian piano ti porta via le forze. Dai problemi che non riescono a farti pensare a null’altro se non a innumerevoli impossibili soluzioni.
Da quella donna della quale sei innamorato, alla quale offri tutto te stesso senza aggiungere dell’inutile zucchero.
E così anche in mezzo ad una vallata, anche con uno zaino che non vedi l’ora di lasciare, ti fermi. Ti prendi una pausa. Poi però riparti.

<<Andiamo, ci siamo riposati abbastanza.>>

Si rimisero in marcia: il bello di una pausa, di prenderti del tempo per rimanere solo con te stesso, è che quando riparti poi non sei mai la stessa persona che ha fatto l’ultimo passo poco prima. Anche se sono passati solamente cinque minuti, anche se la sosta è durata il tempo di una mandorla mangiata in fretta e furia con il sudore che ti ghiaccia la schiena. I piedi ora sembravano poggiarsi su batuffoli di cotone, gli zaini erano diventati stranamente leggeri e tra loro, tra quei due, stava rinascendo un’emozione assopita da chissà quanto tempo.
<<Dai, che mancano solamente un paio di chilometri.>>

Le parole di Luca rimbombarono come la più dolce delle sentenze. Lei aveva passato gli ultimi trentacinque minuti completamente in silenzio, e non aveva intenzione di sprecare quel briciolo di fiato rimasto per replicare. Un cenno con la testa, un sorriso d’approvazione trattenuto a stento, e un dubbio che la attanagliava dal momento dalla partenza e che pian piano la stava lacerando da dentro. Dopo un’intera mattinata di cammino, però, non riuscì a trattenersi:

<<Ma per quale motivo mi hai portato qui sopra, lo posso sapere? Non ti vedevo da un anno, sei sparito nel nulla un pomeriggio, e sei ricomparso nella mia vita dodici mesi dopo con uno zaino sulle spalle.>>
<<Per farti vedere chi sono. Ecco, siamo arrivati. Guardati intorno.>

La cima di una montagna, la croce a sancirne contemporaneamente l’inizio e la fine. L’aria rarefatta che toglie il respiro e quella sensazione di poter padroneggiare il mondo. Nulla di artificiale, niente zucchero aggiunto che ne alteri il sapore per distogliere l’attenzione dai difetti. Semplicemente perché intorno, di difetti, non ce ne sono. Solamente un cielo a farti da tetto, i piedi ben saldi alla terra, e il sudore della fronte a ricordarti da dove provieni. E lui proveniva esattamente da lì, era rude. Cinico e spietato esattamente come quei pendii che non lasciavano scampo a false partenze. A futili pensieri o a cattive intenzioni.

Contemporaneamente però sapeva coccolarti come un sorso d’acqua fresca di torrente. Come il sole che pian piano ti accarezza il volto quando esci da un bosco. Come un boccone di frutta secca in quei cinque minuti d’intervallo ogni tre ore di cammino. Che sembrano non finire mai e che vorresti durassero per sempre.

Uno sguardo d’intesa tra i due. Lei aveva capito, o probabilmente semplicemente si era ricordata di tutto questo. Come se avesse sempre vissuto lì e come se lo conoscesse da sempre, probabilmente perché in un certo senso era così, per entrambe le cose. E allora non c’era bisogno d’aggiungere altro. Non avevano bisogno di parlare e di dirsi nulla perché quelle montagne stavano dicendo ad entrambi più di qualsiasi discorso studiato a tavolino dal più abile dei parolieri. Un messaggio semplice da capire, difficile da metabolizzare per chi non è predisposto all’ascolto. Sicuramente efficace per chi ha scelto il silenzio come inchiostro e i gesti come penna.

<<Ne vuoi ancora?>>
<<Sì, grazie.>>
<<Poi però scendiamo, si sta facendo buio e la paura è durata anche troppo.>>
<<Altri cinque minuti, di noi.>>

Un racconto di Tommaso Calascibetta

Tommaso Calascibetta, autore

Tommaso Calascibetta

Web Editor & Storyteller

Tommaso Calascibetta. Co-ideatore della raccolta EUROGOL, tante storie scritte e un libro nel cassetto. Scrivo di giorno e divoro serie TV di notte: assaggio le emozioni che suscitano le parole sorseggiando caffè ma non aggiungo lo zucchero.