Aveva ragione lei un racconto di Marco Napoletano

Perdi le parole. È questo l’effetto che fa.

Hai uno spettacolo davanti ai tuoi occhi e ne rimani affascinato e completamente imbambolato. Sei lì, ipnotizzato come un bambino quando guarda il suo cartone animato preferito. 

Non puoi fare niente. Non vuoi fare niente. Puoi solo fermarti, sederti e goderti lo spettacolo.

E allora ti siedi e osservi. Anzi ammiri. Sotto di te c’è il vuoto, davanti a te la vastità. 

Ti senti piccolo con quelle montagne enormi che ti circondano. Piccolo come quelle case bianche e isolate che vedi tra gli alberi. Piccolo come quegli uccelli che si alzano in volo. Piccolo come quella strada che segui dall’inizio alla fine tracciandola con le dita. Piccolo come quel paese che riesci a racchiudere tra il pollice e l’indice.

È una strana sensazione. Strana ma piacevole. Da togliere il fiato e le parole.

In questo silenzio riesco a sentire i miei pensieri e credo siano tutte esclamazioni di stupore che fanno più o meno così: “Marco ma stai vedendo che meraviglia?”, “Marco ma ti rendi conto di che spettacolo hai davanti ai tuoi occhi?”. E non riesci a rispondere, osservi e basta. Passano i secondi, passano i minuti ma tu sei sempre lì e non hai voglia di far nulla se non fermarti a guardare.

Ho pensato a quanto tempo è passato dall’ultima volta che mi sono fermato a guardare qualcosa di così tanto bello, ma non riesco a trovare un altro momento simile; non credo sia mai capitato. Quando venivo qui da piccolo non avevo il tempo per fermarmi a guardare tutto questo. Dovevo giocare, dovevo correre, dovevo fare domande ai miei genitori, non potevo fermarmi. Di quelle vacanze ricordo solo la colazione nel solito albergo in cui andavamo sempre e mia zia con i suoi snack di frutta secca che mangiava durante il giorno e la sua fissazione per il mangiar sano e la corretta alimentazione che riversava su di noi. Per noi nipoti c’erano solo merende sane a base di mandorle, noci, nocciole tostate e tutta la frutta secca in genere e nessuna speranza di mangiare patatine e Coca Cola come la maggior parte di tutti i bambini. 

Ricordo perfettamente quante volte ho detestato quelle merende e sorrido al pensiero di come oggi, invece, siano diventate una piacevole abitudine per una dieta salutare. Credo di avere uno snack nello zaino, lo apro, provo a cercarlo ma non lo trovo. Chissà dove l’avrò perso.

Mentre sono qui davanti a queste montagne mentre faccio un salto nel mio passato, penso a quanto importante sia fermarsi ogni tanto, guardarsi intorno, apprezzare ciò che ci circonda e respirare profondamente. Così, a quel punto, ho fatto una prova: ho chiuso gli occhi, ho tirato un lungo respiro, li ho riaperti e tutto era ancora lì. Ancora più bello di prima. Non è un sogno tutto questo, è realtà ed è assurdo come non ci si renda conto che a pochi chilometri da casa è possibile staccare completamente dalla vita quotidiana, fermarsi e rigenerarsi completamente. E in tutto questo non posso far altro che ringraziare Claudia e la sua insistenza nel volermi portare qui.

Ma io voglio rilassarmi al mare Cla!” le dissi quando abbiamo discusso delle vacanze di questa estate.

No, basta mare. Possiamo andarci sempre, tu hai bisogno di montagna. Hai detto che da piccolo ci andavi sempre no? Ora devi tornarci da grande e capire quanto sia tutto più bello adesso”

Ma no dai! È una vacanza per vecchi, avremo tempo per andarci.”

Tu per una volta vuoi fidarti di me?”

Uffa. Ho speranze di convincerti?”

Assolutamente no.”

Ed è andata ovviamente così. Ci frequentiamo da meno di due mesi ed è entrata con questa meravigliosa prepotenza nella mia vita, ma va bene così. Sono felice.

Non so quanto tempo sia passato, sembra un’eternità da quando mi sono seduto qui da solo. Ma Claudia dov’è? L’ho lasciata mentre scattava qualche foto, lei adora la fotografia e so che in quei momenti vuole stare sola in cerca di ispirazione. E allora io la lascio fare e la osservo, di solito adoro vederla scattare, ma oggi mi son fatto distrarre da queste montagne e mi sono ritagliato un momento tutto per me. Mentre continuo a pensare a lei e alle sue parole su quanto tutto sarebbe potuto essere più bello, la sento arrivare, o meglio spero siano suoi i passi che sento avvicinarsi sempre più. Ora non li sento più, si sono interrotti. Sento uno scatto di una reflex, è lei. Mi avrà fatto una foto delle sue mentre sono qui solo soletto davanti all’immensità. Risento i passi, mi giro, mi sorride, non dice nulla, si siede vicino a me, mi bacia sulla guancia, appoggia la sua testa sulle mie spalle. Non dice nulla, asseconda il mio momento di silenzio, però sento che con la mano sinistra fruga nella sua tasca e trova ciò che cerca. È uno snack di frutta secca, assomiglia a quello che cercavo io qualche minuto fa nel mio zaino, anzi credo sia proprio il mio.

La guardo, lei sorride con lo sguardo dell’innocenza e sempre in silenzio mi porge la bustina in segno di pace, le sorrido, prendo una mandorla e la bacio. Rimaniamo un altro po’ seduti così: abbracciati e in silenzio. Poi lei si alza, mi porge la mano e mi dice:

Che dici? Andiamo?”

Andiamo”.

Sei felice?” mi chiede.

Sì” le rispondo.

Un racconto di Marco Napoletano

Cora Sollo autrice

Marco Napoletano

Co-Founder La Content Academy

Marco Napoletano. Cresciuto a pasta, focaccia e pallone, soffro di forte dipendenza da prodotti tipici pugliesi dalla quale non ho nessuna intenzione di guarire. Amo lo sport in tutte le sue forme ma gioco a calcio per poter continuare a mangiare.
Sul mio curriculum troverete che ho una Laurea in Marketing a Bari e un Master in Marketing e Comunicazione Digitale a Milano, e che sono blogger, storyteller, editor e contributor per alcuni siti online, autore di racconti sportivi, addetto stampa per una squadra di calcio e anche Dottore Commercialista. La verità però è una sola: mi piace raccontare storie.