Bento un racconto di Luisa Ruggiero

Sono in aereoporto, l’ennesimo viaggio, l’ennesimo aereo, l’ennesimo ritardo. Ho corso tutto il giorno tra un appuntamento e l’altro e sono arrivata trafelatissima per la paura di perdere l’aereo ed invece ora mi toccherà aspettare qui 3 ore. Ma il tempo per me non è un problema, sono abituata a cambiare la sua destinazione e l’uso che ne devo fare: quando viaggi tanto il tempo acquisisce una forma differente ed impari ad utilizzarlo ed ottimizzarlo, ne senti l’importanza e gli dai valore. Guardo velocemente il mio apple watch che mi ricorda un casino di cose: oggi non ho fatto il mio allenamento ma in compenso ho 20mila passi nel mio contatore; ho pranzato mangiando solo un po’ di frutta fresca ma non è abbastanza e lui lo sa e mi ricorda quante calorie devo ancora ingerire e come devo distribuirle; mi dice che ho bevuto abbastanza acqua, quella non la dimentico mai perché ho sempre sete. Ricordo di aver portato con me il mio fidatissimo bento che mi salva sempre durante le mie trasferte in giro: senza di lui sarei sempre al mcdonalds avvelenando il mio povero fegato.

Do uno sguardo in giro e trovo il mio angolino perfetto, quello dove posso dare senso al tempo dell’attesa, trasformandolo in un prezioso intervallo tutto per me. Mi siedo e dal trolley caccio il famoso kit dell’intervallo: il bento, le mie salviettine umidificate preferite, la bottiglia d’acqua san pellegrino, il cuscinetto per la schiena e gli auricolari. E che la routine dell’intervallo abbia inizio: attacco auricolari all’i-watch, lancio spotify, igienizzazione e finalmente apro il bento. Dentro perfettamente incastonati i miei cibi preferiti: la cupoletta perfetta di riso con gli occhietti di olive taggiasche perfettamente posizionate da Giulia, la mia dolce Giulia; il cavolo bianco, verde e viola che si susseguono in uno splendido trionfo di colori; il sushi di salmone e un mix di frutta fresca.

La musica è perfetta, gli auricolari mi aiutano a mettere la giusta distanza dal luogo in cui sono per godere davvero di questo tempo, di questo intervallo dedicato a me. E così mentre gusto questo momento comincio a pensare a Giulia e a come è cresciuta la mia dolce bambina. Ha otto anni eppure sembra già così grande: so che mi sta aspettando e che farà dannare la babysitter per andare a letto perché lei vuole vedere il mio viso come ultima immagine prima di andare a letto. Penso a quando avevo io otto anni e a come tutto era differente rispetto ad oggi. Poche donne lavoravano, il tempo libero era tanto, non esistevano i cellulari, lo sport era una prerogativa dei bambini che dovevano farlo per crescere sani, e il cibo profumava di cibo. Noi vivevamo fuori città, è vero, e la campagna e l’orto erano nel nostro DNA, ma anche chi viveva in città conosceva la campagna: la domenica la gita fuori porta era un must e lo scenario/obiettivo cambiava solo in base alla stagione passando dai funghi alle castagne fino ad arrivare alle more. I centri commerciali non erano aperti la domenica, o forse a pensarci meglio non esistevano proprio i centri commerciali, e si godeva dell’aria fresca e dell’aria buona. Durante la settimana si andava a letto presto la sera, subito dopo cena e in TV c’erano pochi canali e quando c’era la pubblicità compariva quell’immagine che chi ha la mia età può ricordare, l’immagine dell’intervallo: era l’immagine che faceva scattare tutti in piedi a fare le più disparate attività prima che ricominciasse il film o il programma. Tutti questi ricordi mi hanno messo un po’ di nostalgia e mi hanno distratto dal mio pasto sano, il mio bento. A otto anni non potevo sapere cos’era un bento, e invece Giulia lo conosce da sempre. Lei conosce la differenza tra cibo sano e cibo spazzatura, per me alla sua età il cibo era buono o cattivo e il criterio differenziante era il mio gusto personale. La mia merenda preferita era pane burro e zucchero, che se ci penso ora mi sale il colesterolo dopo 3 secondi; Giulia a scuola porta sempre invece la sua dose di frutta fresca e frutta secca.

 

Riprendo a mangiare e mi accorgo che manca poco all’imbarco e che devo sbrigarmi a mangiare tutto. Sono molto lenta ed in genere sono sempre quella che finisce per ultima, e quando viaggio e mangio da sola la cosa peggiora perché sono sola con il mio ritmo senza che nessuno mi metta un minimo di fretta. La frenesia di mangiare in fretta io non l’ho mai capita e faccio fatica a mettermi nei panni dei divoratori di cibo. Per esempio quando mangio come spezzafame le mie famose 4 noci, assaporo ogni gheriglio come fosse l’ultimo, lo gusto e lo coccolo nel palato: io mangio così e come potrei mai mettermi nei panni di chi invece il cibo lo ingurgita facendolo solo transitare velocemente dalla bocca senza farlo sostare nemmeno un secondo?

Intanto il bento è finito, lo ripongo nel trolley e mi incammino verso il gate. Chiamo casa e parlo con Giulia, le chiedo di andare a dormire perché arriverò troppo tardi e le prometto di mandarle un selfie appena attacchiamo per farle vedere il mio viso prima di dormire e lei mi dice che farà la stessa cosa. Mi fermo e faccio la foto per Giulia così come promesso e sorrido a bocca piena perché so che lei sorriderà vedendo la mia foto e perché il suo viso sarà davvero l’ultima cosa che vedrò prima di dormire.

Un racconto di Luisa Ruggiero

Luisa Ruggiero

Copywriter

Nata e pasciuta a Napoli, cittá che conservo sempre nel cuore e che mai avrei pensato di lasciare perchè, diciamolo, chi nasce a Napoli sa che quella é una delle città più belle del mondo. Emigrata per motivi di studio perché al tempo sognavo di fare la Psicoterapeuta , ho iniziato a cambiare casa e città senza mai fermarmi veramente: prima Urbino, poi Roma, poi Lanciano, passando per Mozzagrogna (“mozza che?” li sento i vostri commenti!) arrivo infine a Pescara. Ma siccome sono nomade e itinerante nell’anima e la vita comoda mi stressa, ho seguito il maritozzo prima a l’Aquila e in seguito a Brindisi, per poi tornare a settembre di quest’anno di nuovo a Pescara. Non so dire quanto durerà, ho imparato che i programmi a lungo termine non posso farli perché non riesco a rispettarli mai: la vita mi mette spesso di fronte a scelte strane e apparentemente incomprensibili per cui ho imparato a vivere di più il “qui ed ora” che non il “là e allora”, anche se l’altrove mi destabilizza sempre un po’ ma sto cercando di conviverci.