Buona Corsa Federico una storia di Angela M. Lomoro

“Ma in fondo quel vecchio proverbio è vero: il tempo è galantuomo. Mai disperare, ma solo attendere con costanza e determinazione. Arriverà tutto ciò che si desidera: l’amore, un bel voto alla maturità, le nuove esperienze. È un po’ come viaggiare, e allora buon viaggio a me”.

Ultimo tema d’italiano di Federico, classe V B. È la star sportiva della scuola, davvero bravo in atletica leggera, un po’ meno in latino. È un ragazzo solare, a volte timido, ma molto testardo. Solo negli anni ho capito quanto questa sua ultima caratteristica fosse importante. Ho imparato a conoscerlo giorno dopo giorno, osservandolo da lontano e leggendo i suoi temi.

Persino oggi, che è l’ultimo giorno di scuola, il nostro ultimo giorno insieme prima degli esami, non si è smentito. E così ha aspettato la campanella dell’intervallo, quella delle 11:15, mi ha guardato con quel sorriso malizioso e mi ha detto: «vado prof». Io so dove va, lo sanno tutti. Da ormai tre anni, ogni giorno all’intervallo, corre da Alice. Si danno appuntamento alle macchinette del caffè e, tra un bacio e un abbraccio, fanno merenda insieme. La scena è ormai meccanica, ma io non mi stanco mai di guardarla dalla finestra del piano di sopra che si affaccia proprio sul corridoio dei distributori automatici.

Federico scende le scale correndo, la pausa dura solo 15 minuti e ogni secondo diventa prezioso. L’amore, a volte, ha dei tempi severi.

Quando Alice arriva, Federico sorride e tira fuori una bustina di frutta secca per condividerla con lei. I due chiacchierano, mangiano le loro mandorle e incontrano altri amici. Poi la campanella suona e son baci amari.

Un giorno ho chiesto a Federico come mai non cambiasse mai merenda. E lui mi ha risposto con la saggezza di un grande professionista: «è la mia dieta, prof. Seguo un’alimentazione sana. Ma comunque la frutta secca mi piace molto!».

Lui e Alice si sono conosciuti in terzo superiore, in una competizione atletica extrascolastica. Alice è una ginnasta, è bravissima sull’asse e in tutte le attività che richiedono equilibrio. Federico, invece, è un velocista. Dio come corre! Mi è capitato di assistere alle prove, qui nella palestra del Liceo. Insieme sono una coppia davvero originale. Diversissimi in tutto. Lei molto ordinata, precisa, un po’ pignola (almeno di questo sembra lamentarsi Federico); lui, dal canto suo, è parecchio disordinato, un po’ ritardatario e molto distratto.

Io che li osservo da ormai tre anni, quando si incontrano durante l’intervallo, potrei dire che non hanno nulla in comune, se non l’atletica, una corretta alimentazione (come la chiamano loro) e una smisurata passione per la frutta secca. La loro merenda a base di mandorle e noci è diventata un po’ una leggenda qui a scuola. È una specie di rito, iniziato per dovere e continuato negli anni per amore.

Gli altri docenti hanno sempre osteggiato questa relazione. In una scuola come la nostra – dicono – non sono opportune le pubbliche effusioni.

A volte ci dimentichiamo di essere stati giovani anche noi. A me Federico e Alice ricordano tanto la prima volta che ho incontrato mia moglie. Ero al primo anno di Lettere e, tra una lezione e l’altra, scendevo a fumare in cortile. Qui c’era sempre un gran caos, molte voci, tantissime persone che venivano anche dalla Facoltà di Architettura, che era dall’altro lato della strada. È in quel cortile che ho visto per la prima volta Laura, durante uno dei tanti intervalli che mi prendevo in autonomia. Era così simmetrica, ordinata. Il ritratto dell’equilibrio, con le sue bellissime camicette in stile inglese e i capelli perfettamente raccolti in uno chignon.

«Scommetto che studi Architettura». Sì, le ho detto proprio così. Non il massimo dell’originalità. Un “vero sfigato”, come hanno tenuto a definirmi gli studenti di VB, quando gliel’ho raccontato. E anche Laura ci va giù pesante: dice che le feci tenerezza in quel momento. Però ha funzionato, e questo è ciò che conta.

Ecco, Federico e Alice che si incontrano durante l’intervallo, per pochi minuti, mi ricordano tanto quando scendevo in cortile e speravo di incontrare Laura.

L’ho conosciuta sigaretta dopo sigaretta. Il mio rituale era decisamente meno sano di quello di Alice e Federico che fanno merenda con mandorle e noci, si allenano cinque pomeriggi a settimana dopo la scuola e si vogliono bene.

Nell’ultimo compito in classe, ho chiesto ai ragazzi di raccontare il “dopo maturità”. Ne ho lette di paure, e quante domande! E poi tanti sogni, come quello di Federico che vuole diventare un atleta. I suoi riconoscimenti scolastici e regionali sembrano promettere bene e credo anche che la sua dieta a base di frutta secca e testardaggine sia davvero efficace.

Ha scritto: «Non so ancora cosa succederà e non è poi così importante. So solo che voglio raggiungere i miei obiettivi di corsa, perché quando corro sento insieme un mix di adrenalina e felicità. Penso alla meta, che si raggiunge passo dopo passo, correndo. E quindi, dopo la maturità, continuerò a fare quello che ho sempre fatto da bambino: correre a prendere la metro, correre a scuola sperando di non beccare il solito ritardo, correre all’intervallo per mangiare le mandorle con la mia ragazza, correre verso tutto ciò di cui avrò bisogno».

La campanella è suonata. Buona corsa Federico!

Un racconto di Angela M. Lomoro

Angela M. Lomoro, Autrice

Angela M. Lomoro

Comunicazione

Angela M. Lomoro. Mi occupo di comunicazione e ho diversi interessi. Quasi tutte le mie attività preferite, come raccontare, condividere, immaginare, leggere, conoscere e domandare, hanno una cosa in comune: le parole. E per lavoro o per passione, io cerco di sceglierle con cura e di usarle con amore.