Un estratto di cos semplici, di Mary Pantone

È lunedì, scendo dal letto in punta di piedi, nei pensieri i buoni propositi per la settimana interrotti dalle notifiche sulla schermata del mio telefono.

Una partenza lenta che diventa subito veloce. Buongiorno così, perché per iniziare scelgo il mio ritmo ed è fatto di silenzio intorno e rumore altrove. Giorni che non aspirano ad essere perfetti, semmai migliori fatti di sorrisi e frenesia, di terra e sole, di paure e coraggio, conditi da sogni e progetti tra reale e virtuale.

Una presenza, la mia, che vive sospesa tra questi due mondi, come una ballerina sulle punte che tra un esercizio e l’altro con lo sguardo fissa il cielo. Legata quanto basta alla terra e vicina alle nuvole che hanno sempre la forma dei sogni, il calore di un raggio di sole, e il valore di un incontro. Divisa tra due sostanze che sono parte di me, tra due velocità così diverse che regolano il tempo, il rumore e le scelte. Proprio come un equilibrista cammina sulla corda senza sostegni e senza fermarsi per prendere fiato, io vivo in bilico tra online e offline.

Scorre come sempre la mattina, veloce e senza intervalli se non quelli di una distrazione naturale che arriva invadente con i suoi pensieri tristi. Un’immagine pesante in cui sentire tutta la stanchezza della confusione intorno piena di zuccheri aggiunti, di calore artificiale e di filtri bellezza che scorrono insieme alle lacrime.

E poi, arriva lei. La pausa inaspettata, desiderata e meritata. Sono le 11 e la mamma bussa alla porta, come ad avvertire la mia necessità di fermarmi per qualche minuto. Perché la mamma certe cose le capisce senza parole, con l’istinto materno di chi è presente nonostante tutto, accettando di vederti crescere e dividerti insieme al resto senza pretese.
“È l’ora della merenda sana, ti ho preparato l’estratto di frutta, vieni in cucina o te lo porto in ufficio?”
La guardo e lei che già conosce la risposta, accosta la porta e arriva subito con il vassoio e il centrino bianco ricamato da lei, il calice di vetro che risalta il colore naturale della frutta. Non so come sia possibile, ma lei riesce sempre ad incastrare gli impegni e a trovare anche il tempo per preparare quel qualcosa in più per noi.

È da lei che ho imparato ad esserci per tutti, e meno per me.

Dovrei imparare anche a concedermi una pausa, magari salutare, con la frutta a metà mattina e aggiungere, come mi consiglia lei, un pugno di mandorle. La sua cucina è un inno alla vita, pochi condimenti e senza zucchero e la merenda sana è il momento a cui tiene di più.

Adesso scelgo di dedicare del tempo al mio intervallo perché lo ha preparato lei ed è fatto di cose belle e di una cura dolce che non ha bisogno di zuccheri aggiunti.

Fisso l’estratto di frutta, mi avvicino per sentirne l’odore e d’improvviso mi stupisco, come un tempo, per le cose semplici.

Il profumo del caffè al mattino,

l’odore del pane appena sfornato,

le piante sul davanzale e i merletti alle finestre,

la merenda sana della mamma,

il rumore di una busta accartocciata,

l’ingenuità, i passi, le carezze,

quelle cose che non hanno più lo spazio né il tempo di prima.

Ricomincio, riparto e questa volta inizio da me.

Dovremmo ri-cominciare a stupirci delle piccole (grandi) cose, quelle semplici ma essenziali.

È l’intervallo di cui avevo voglia, di un sapore intenso adatto a questo momento, e anche per tutti gli altri.

L’estratto lo ha preparato anche altre volte, sempre diverso ma con la stessa attenzione. Ingredienti naturali, freschi e dal colore vivo. Eppure non l’avevo notato come oggi, non mi ero fermata. Ero presa dagli impegni, dalla velocità delle notifiche che rubano gli attimi del riposo. Forse ero presente più nel mondo virtuale che in quello reale con le colazioni perfette di Instagram tanto da non sentire il profumo della merenda buona preparata dalla mamma, quella sana.

Ci sono tanti devo da sostituire con i voglio, i pensieri da ascoltare, le amiche da incontrare, i passi da lasciare liberi, le sensazioni da condividere, e le parole da scrivere, anche quando sembrano sbagliate.

Ho bisogno di riservare del tempo per le mie cose senza il groviglio di fili che mi lega a tutto il resto.

Chiudere gli occhi e tornare a sentire il mondo, l’aria sulla pelle, la sensazione delle dita dei piedi che toccano il terreno anche da dentro le scarpe, i suoni intorno profondi pure quando sono distanti.

Ci sono troppe parole non dette, e ancora tanti tramonti da descrivere. È arrivato il momento di credere alle emozioni, e soprattutto di fare un intervallo naturale.

È ora di programmare meno e abbandonarsi alla sicurezza di perdersi e ritrovarsi.

È arrivato il momento di farlo adesso e per sempre.

È il tempo di una pausa e la mia voglio sia piena di cose semplici, al naturale proprio come la merenda sana della mamma.

Un racconto di Mary Pantone

Mary Pantone, autrice

Mary Pantone

Mary Pantone. Scrivo con la penna, poi digito sui tasti. Credo nelle parole giuste che arrivano pensando ad altro, vivo sospesa tra virtuale e reale, tra digitale e turismo in cerca del mio posto nel mondo. Amo le cose semplici, l'Abruzzo e i sorrisi.