Facciamo pausa un racconto di Marco Napoletano

Voglio stare un po’ da solo. Non voglio fidanzarmi per un po’ di tempo”.

Credo di aver detto questa frase un sacco di volte in questi mesi, da quando sono tornato ad essere single. Ero convinto quando lo dicevo: era quello che volevo. Desideravo una pausa da dieci lunghi anni di fidanzamento, una pausa da una vita di coppia finita male, un po’ per colpa mia e un po’ per colpa sua. Una storia finita.

Volevo stare solo e lo dicevo agli amici, lo dicevo ai miei genitori sempre in attesa di un mio ormai insperato matrimonio, lo dicevo anche alle ragazze con cui in questi mesi sono uscito qualche volta.

Poi è arrivata lei, che in poco tempo ha sconvolto tutti i miei stupidi schemi mentali sul voler restare solo per un po’. Lei che fino a qualche mese fa per me era solo “la più carina dell’ufficio”, lei con la quale sì e no avevo scambiato due parole durante un caffè, lei che non hai mai fatto capire a tutto l’ufficio se fosse fidanzata o meno, lei che pensavo non sapesse neanche il mio nome, lei che non pensavo neanche nel più recondito dei miei pensieri potesse un giorno diventare la mia ragazza.

Poi il destino crea l’incastro perfetto e tu crolli e cedi mettendo molto volentieri da parte quella stupida idea di voler restare single a medio lungo termine. E così il destino ha voluto che durante un raro pranzo di lavoro che ha coinvolto contemporaneamente sia il marketing che le risorse umane, ci siamo ritrovati uno di fianco all’altra. Abbiamo iniziato a parlare e mentre io ho scoperto che sapeva il mio nome e che era single da un paio d’anni perché non riusciva a trovare l’uomo giusto, lei ha scoperto, grazie alle battutine dei miei colleghi che da qualche mese non ero più fidanzato e che, essendo diventato improvvisamente rosso, sono una persona molto timida.

Quella sera stessa mi ha scritto mostrando una sconosciuta spavalderia che nella normalità delle cose avrei dovuto avere io e così, dal nulla e all’improvviso ci siamo andati prima a bere una cosa insieme, poi una cena, poi un’altra, poi ci siamo baciati, poi siamo partiti insieme e sono passati due mesi e io credo di aver perso la testa con la consapevolezza che quel “Voglio stare un po’ da solo”, è una frase stupida che non puoi decidere e importi perché, quando arriva la persona giusta che ti coinvolge e ti travolge, tu la testa la perdi e con quella persona vuoi passarci più tempo possibile insieme.

La vedo da qui su, noi del marketing abbiamo la fortuna, da questo soppalco, di poter vedere tutti gli altri uffici. Eccola, è seduta alla sua scrivania, è concentrata, sta lavorando molto in questi giorni perché deve consegnare un progetto. Vedo i suoi ricci biondi immersi nello schermo del suo pc. La osservo e mi rendo conto che anche così, di spalle, è bellissima. Come se si sentisse osservata si gira di scatto, guarda subito qui, mi cerca con lo sguardo. Mi vede. Sorride e mi manda un bacio. Ricambio con un bacio volante ma vorrei scendere e baciarla sul serio. Ma non si può. Qui, a lavoro ci siamo promessi di “fare i bravi”.

Dopo pochi minuti mi arriva un messaggio: è lei.

Ti va di fare pausa?”, mi chiede.

Si dammi 5 minuti e scendo. Andiamo al bar?”

No. Facciamola qui in cucina, ci mangiamo un po’ di frutta, ho dello yogurt e un po’ di frutta secca”

Come mai hai voglia di questa merenda sana?”, le scrivo con in mente il super cornetto che mi sarei voluto prendere al bar.

Ho deciso che devo mangiare meglio e avere una alimentazione sana e corretta. Abbiamo mangiato troppe schifezze quest’estate”. Mi scrive e leggendo le sue parole avverto come una pugnalata alle spalle.

Non puoi farmi questo lo sai? Tu mi hai conquistato con una birra e una pizza” le rispondo.

Dai muoviti, non dire fesserie. Sono giù”.

Scendo le scale come un condannato a morte, mi avvio verso la cucino e la vedo armeggiare sul tavolo con il suo snack di frutta secca e yogurt. Mi vede arrivare e scoppia a ridere vedendo la mia faccia afflitta. Si avvicina, mi bacia e mi riprendo. La guardo stranito e le dico:

Mi hai baciato lo sai?”

Si lo so. Da oggi, per ogni bacio, tu assaggerai un po’ della mia merenda”

Ah ma non vale così. Tecnicamente è un ricatto”

Ricatto? Un bacio, in ufficio, e sottolineo IN UFFICIO, è un ricatto?”

Le sorrido, faccio per avvicinarmi e tento di baciarla. Si sposta, ride e mi dice: “Non esagerare adesso, prima mangi con me e poi ti do io un bacio”.

Vuole averla sempre vinta. Ma per un bacio in ufficio posso cedere la vittoria molto volentieri. Vado a prendere un cucchiaio dal cassetto, mi siedo vicino a lei e inizio a mangiare il suo spuntino. Non è male. Ne prendo un altro con gusto, mentre lei mi guarda divertita.

E il bacio?” mi dice.

Facciamo che finisco tutta la coppa e poi me ne dai uno bello lungo dai”

Te lo scordi” e mi bacia.

Spero che questa pausa diventi una sana abitudine.

Un racconto di Marco Napoletano

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Marco Napoletano

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Cresciuto a pasta, focaccia e pallone, soffro di forte dipendenza da prodotti tipici pugliesi dalla quale non ho nessuna intenzione di guarire. Amo lo sport in tutte le sue forme ma gioco a calcio per poter continuare a mangiare.
Sul mio curriculum troverete che ho una Laurea in Marketing a Bari e un Master in Marketing e Comunicazione Digitale a Milano, e che sono blogger, storyteller, editor e contributor per alcuni siti online, autore di racconti sportivi, addetto stampa per una squadra di calcio e anche Dottore Commercialista. La verità però è una sola: mi piace raccontare storie.