Fermarsi per ritrovare il giusto tempo

“Beata te che lavori in casa!”

Questo è quello che mi sento dire ogni volta che mi chiedono che lavoro faccio. In realtà non è che sia tutto rose e fiori, perché oltre ad avere gli impegni di lavoro, le scadenze da rispettare, la contabilità da seguire, hai la casa tutto intorno a te che ti ricorda che ogni tanto un po’ di tempo lo dovresti dedicare anche a lei.

Non ne parliamo se sei anche mamma, magari mamma di un’atleta, come me… scuola, corsi, allenamenti e gare da incastrare tra una cosa e l’altra.

Insomma, diciamo che anche una giornata di 48 ore non sarebbe sufficiente a completare la mia “to-do list” giornaliera di professionista e mamma.

All’inizio ero disperata, non riuscivo mai ad essere soddisfatta delle mie giornate e, a volte, rimpiangevo i tempi di quando lavoravo in redazione a Milano. Allora stavo mezza giornata lontano da casa eppure riuscivo a trovare il tempo per fare tutto. Ora non riuscivo a capire come facevo.

Poi, un giorno, ho capito. Dovevo fermarmi.

Non aveva senso fare due cose alla volta, scrivere con una mano e caricare la lavatrice con l’altra, lavorare e rassettare insieme. Stop. Dovevo fare un passo per volta e trovare il tempo giusto per tutto.

Così ho cominciato a fare ordine nella mia giornata, a dedicare tempi specifici ai vari compiti, senza lasciarmi prendere dal “massì, è un attimo, posso farlo ora così non ci penso più” e così continuare ad interrompermi. Ogni attività doveva avere il suo tempo dedicato, ma, soprattutto, dovevo prendermi del tempo per me, per rigenerarmi tra lavoro professionale e impegni familiari.

Ai tempi dell’università leggevo anche cinque libri alla settimana, ma ora riuscire a leggerne uno all’anno era già un grosso traguardo… e visto che il mio mestiere è scrivere, il non leggere stava diventando davvero penalizzante.

Certo, non era facile trovare il tempo per una pausa, ma un giorno, a darmi una mano, è arrivata l’influenza. Una di quelle che l’Aspirina non basta; una di quelle che diventa subito bronchite e anche qualcosa di più; una di quelle che poi devi prendere il ricostituente perché l’antibiotico ti ammazza …e lì mi sono dovuta fermare per forza.

Ho passato due settimane senza nemmeno riuscire ad alzarmi dal letto e ho capito che anche senza la mia costante presenza la mia famiglia stava sopravvivendo bene e la mia casa non stava crollando. Anche i clienti non mi stavano col fiato sul collo.

Ho capito che potevo respirare ogni tanto senza pregiudicare nulla, anzi, migliorando la mia vita e, di riflesso, anche quella delle persone che mi stavano intorno.

Così ho cominciato a uscire a passeggiare, giusto per il gusto di prendere aria fresca e rimettermi in forze, senza una meta e senza uno scopo preciso. Almeno all’inizio.

Giorno dopo giorno passeggiare stava diventando una piacevole abitudine e se all’inizio lo facevo quasi per dovere, continuando a pensare a quello che mi stava aspettando a casa, man mano stavo imparando a godermi sempre di più il momento di pausa.

Uscire, svuotare la testa, ascoltare il rumore dell’acqua che scorre o delle foglie che si agitano al vento e, perché no, fermarsi un momento a fare una foto, a leggere un libro.

Pian piano ho imparato a godermi il mio attimo, il mio intervallo. Pian piano anche la mia famiglia ha goduto di questa mia serenità ritrovata, di questo mio benessere. Perché se sei sereno dentro lo sei anche nei rapporti con gli altri …e vivi meglio.

Ho ricominciato a leggere, tanto; ho ricominciato a scrivere, tanto; ho ricominciato a godermi la mia famiglia e la mia vita e a stare meglio con me stessa.

Oggi cammino, cammino tutte le volte che non riesco a venire a capo di qualcosa, cammino col sole o con la pioggia. A volte percorro chilometri affascinata dal vedere fin dove mi porta un sentiero, altre mi fermo alla prima panchina a divorarmi un libro e a viaggiare con le gambe dell’immaginazione. Quando gli impegni di lavoro, poi, non mi consentono di fare la mia passeggiata quotidiana nella natura, cerco comunque di spostarmi a piedi e godermi la città e le persone che la popolano. Cammino anche quando vado a prendere mia figlia a scuola, nel parco proprio lì di fronte, per il gusto di godermi un momento che di per sé potrebbe sembrare vuoto e inutile, un mero tempo d’attesa.

Tutto questo camminare mi ridà energia, ma ha anche bisogno di energia. No, niente panini al salame o merendine: ho imparato anche a portare con me merende sane, qualcosa da sgranocchiare al ritmo dei miei passi, qualcosa di goloso, ma che al tempo stesso non appesantisce… e ho conquistato anche l’obiettivo di seguire una dieta salutare a base di cibo sano!

Quasi come Forrest Gump, cammino ogni volta che ho bisogno di resettare i pensieri, di ritrovare il ritmo giusto e di dare la giusta priorità alle cose. Cammino quando ho bisogno di tempo, come se prendermi una pausa dilatasse le ore (ma forse è il mio rendimento che migliora) …e sono anche riuscita a dimagrire senza dieta!

Finalmente non ho più bisogno di giornate di 48 ore per riuscire a fare tutto, perché mi basta camminare per un po’ per capire quali sono le cose che posso tranquillamente lasciare indietro. Finalmente, a chi mi dice “Beata te che lavori in casa!”, posso rispondere: “Sì, davvero!”.

Un racconto di Corinna Caccianiga

Corinna Caccianiga, autrice

Corinna Caccianiga

Storyteller

Corinna Caccianiga. Alle elementari, dopo aver letto il mio racconto di una gita a Venezia, dove però non ero mai stata, la maestra mi disse che sarei stata un’ottima giornalista.
Poi giornalista, in realtà, non lo sono mai diventata, ma la scrittura e la narrazione non mi hanno mai abbandonata: ho scritto su giornali, online, per me e per altri, a volte anche facendo finta di essere gli altri. Oggi scrivo storie che riflettono i miei valori e la mia personalità e mi fa piacere metterle al servizio di coloro i quali condividono gli stessi valori. Insomma, faccio storytelling.