My Intervallo || Storie || Strippoli
Ho sempre saputo che con la laurea in giurisprudenza non sarei andata lontano; o meglio, avrei potuto se l’avessi voluto, essendo figlia di mia madre, socia di uno degli studi legali più importanti di Roma. Questo è sempre stato il mio pensiero ricorrente: ogni pomeriggio, intenta a fare la mia sana merenda con yogurt, mandorle e noci, mi immaginavo in acqua o a insegnare canoa ai ragazzini. Il mio cuore, il mio corpo e la mia mente erano sempre lì, a fare canoa e a tentare di cavalcare le onde a Ostia, dove correvo ogni volta che il mio tempo libero me lo permetteva per seguire la mia passione per lo sport. Invece, per la maggior parte del mio tempo ero a Roma, quasi rassegnata al mio destino: laureata con 110 e lode, mi mancavano sei mesi al termine del praticantato… e poi sarei diventata un’esperta di diritto internazionale nello studio associato di mia madre.

Eppure, in quel pomeriggio di fine agosto arrivò: era la mia illuminazione, la mia rivelazione, il segno che stavo aspettando. Non ho mai creduto che nella vita si potesse ricominciare: è una di quelle cose che vedi nei film, che senti nelle canzoni, ma che non capitano veramente a te.

Come ogni estate, anche alla “veneranda” età di 25 anni, ero andata a passare una delle ultime settimane di vacanza dai miei nonni a Bari.

– “Dove vai Sara?”, mi chiese mio nonno.

– “Vado a fare una passeggiata al mare, faccio merenda al bar di Alfredo. Poi incontrerò Giampaolo e Carlotta e andremo in canoa” gli risposi io.

– “Va bene Sara, ma non fare tardi a cena”.

-“Non preoccuparti. A dopo nonno, fai preparare qualcosa di buono ma sano dalla nonna, sai che ci tengo alle calorie”- salutai così.

Tutti gli sportivi sanno quant’è importante mangiare cibo sano, seguire un’alimentazione corretta; quindi, ricordo di essere andata a fare una passeggiata e di aver scelto per il mio spuntino un centrifugato di mela e anguria aromatizzato alla cannella e un mix di frutta secca dal nostro bar di fiducia. Seduta sul lungomare di Bari, mentre bevevo, mangiavo e pianificavo la mia nuotata e poi la mia uscita in canoa con i miei amici storici, ho preso il mio smartphone e ho letto le notizie locali.

I miei occhi si posarono subito lì e la “lampadina” si accese: l’Università di Bari aveva prorogato i termini per partecipare al test di ammissione al corso di laurea in Scienze Motorie. Prima della maturità, avevo pensato di dedicarmi allo sport e all’acqua per il resto della mia vita; ma avevo paura di deludere le aspettative dei miei genitori e di mia madre in particolare. Non avrebbero mai accettato una figlia in shorts tutto l’anno; ma nel mio cuore mi chiedevo: “Davvero i miei genitori mi vorrebbero infelice pur di mantenere il proprio orgoglio?”.

In quel momento, in quella pausa, durante un intervallo qualsiasi della mia vita, si stava presentando una seconda possibilità. Di colpo, scesi dal muretto che costeggiava il lungomare e mi precipitai a casa dei nonni per la procedura di iscrizione al test. Stampai il bollettino e la mattina seguente andai a pagare la tassa.  Cosa stavo facendo? Mille pensieri affollavano la mia mente in quel momento. “Ma ti rendi conto? Hai 25 anni, quasi 26, e stai per diventare un avvocato di successo. Te la senti davvero di mollare tutto e ricominciare tutto d’accapo? E con quali certezze? Sai cosa significa rimettersi a studiare e dare gli esami?”: queste domande si rincorrevano in modo incessante nella mia testa ed erano quelle che mi avrebbero fatto i miei genitori, ma non mi interessava. La mia risposta era sempre la stessa: “Sì, lo voglio. Non passerò la mia vita ingessata in un tailleur”.

-“Mamma, state tornando da Londra? Quando arrivate a Bari?

-“Sara, abbiamo il volo stanotte; saremo a Bari domani pomeriggio. Tutto ok a te?

-“Sì mamma. Ci vediamo domani”.

 

Era fatta. Avrei parlato ai miei genitori delle mie intenzioni.

Il giorno dopo, il 28 agosto, i miei “sbarcarono” in Puglia. Un abbraccio al volo a mia madre, il tempo di scambiarci i soliti convenevoli e di aspettare che mio padre andasse a farsi la doccia ed ecco che arrivò la domanda che avrebbe cambiato la mia vita.

 

–  “Sara, che cos’hai?”

– “Niente mamma, cosa dovrei avere?

– “Ti conosco da 26 anni, so esattamente che con quella faccia devi dirmi qualcosa”.

– “Ok mamma, sì. In effetti sì. Ti va se ci prendiamo un caffè e ne parliamo con calma? Prendo anche i biscotti integrali e un po’ di noci e mandorle pelate, così smorziamo la tensione mangiando” – sghignazzai per rendere il tono meno drammatico.

 

Dopo cinque anni, posso dire che si è trattata di una delle “merende” più importanti della mia vita. Per la prima volta, sentivo di avere il coraggio di prendere la mia strada e che niente avrebbe potuto farmi tornare indietro. Ero lì, di fronte a mia madre a sorseggiare caffè e a mangiare frutta secca e biscotti, come due vecchie amiche… e parlare di vita, della mia vita, del mio futuro.

Mia madre non poté che accettare. Non considerò gli anni passati a studiare giurisprudenza uno spreco, come io temevo; quel percorso era lì, pronto a essere “riciclato” se ne avessi avuto bisogno; e, soprattutto, mi aveva permesso di capire ciò che volevo – o non volevo – realmente. L’idea di trasferirmi a Bari dai nonni, in una città col mare a portata di mano, mi eccitava tantissimo: qui avrei potuto ricominciare davvero.

Se non fosse stato per quella mia pausa quotidiana sul lungomare di Bari e se non avessi avuto il coraggio di proporre un sano spuntino a mia madre, probabilmente oggi avrei avuto più successo, ma non sarei stata così felice, felice di aver realizzato il mio sogno: motivare i giovani attraverso lo sport e diventare istruttrice di canoa, per essere sempre il più possibile vicina al mare.

Un racconto di Nina Strippoli

Copywriter & SEO

Nina Strippoli. Dopo l’università e la specializzazione in SEO e Web marketing, lavoro come copywriter, SEO copywriter e digital trainer. Sono appassionata di terzo settore e seguo con particolare interesse le attività di volontariato nel mio territorio. Il mio obiettivo è contribuire a promuovere la cultura della cooperazione, della collaborazione e dell’uso consapevole dei nuovi media da parte di imprese, start up, associazioni e freelance.