Hai un nuovo messaggio

“Hai 1 nuovo messaggio ”

Eccolo, il fatidico e terrificante momento del ritorno al lavoro dopo le ferie è arrivato.

La situazione, credo, sia più o meno la stessa per tutti e segue la rapida sequenza:

  • arrivo in ufficio,
  • saluti generali con colleghi che celano, senza neanche sforzarsi troppo, un malessere di fondo come quello della famosa pubblicità delle crociere,
  • accensione computer,
  • accesso mail,
  • fine del mondo.

Addirittura? Sì, addirittura. E chi non è d’accordo non ha mai aperto la propria mail aziendale e trovato una quantità di comunicazioni tale che, se stampate, potrebbero coprire la distanza che separa la terra dalla luna”

Ma anche in questo armageddon emozionale post ferie, si vede la luce alla fine del tunnel.

Arriva in quel lasso di tempo tra l’aver risposto alle mail, l’aver inoltrato una bozza “URGENTISSIMA” a un cliente che si è appena ricordato che nei due giorni successivi avrebbe dovuto partecipare a un’importante evento fieristico, e l’attesa per il suo feedback.

Quando fai un lavoro che ti porti sempre dietro, comunque e dovunque (che a noi autoironici comunicatori piace chiamare “socialmediacoso”) staccare non è mai facile, per cui impari a sfruttare al meglio l’indecisione del cliente in merito all’IMPORTANTISSIMA BOZZA o alla sua incapacità di rispondere immediatamente a una mail senza l’ausilio di una segretaria.

E questi momenti, pochi minuti ma percepiti come strappi nel tessuto spazio – tempo della realtà, sono la salvezza di ognuno di noi, oltre che un valido momento per togliere gli occhi dallo schermo e portare avanti riflessioni semiserie pseudo-esistenzialiste.

Io, per esempio, ne approfitto per mangiare le mie noci.

Ma questa frutta secca in particolare scatena in me due considerazioni, una palesemente futile, e un’altra più profonda.

Così, per non farmi mancare nulla.

Partiamo ovviamente dalla più importante, quella futile.

Ogni volta, e dico davvero sempre, che mangio una noce non posso far a meno di pensare che questo frutto sia la prova chiara dell’esistenza di un disegno più grande.

Perché?

Perché è l’esatta riproduzione di un cervello umano, o almeno è quello che ci vedo io. E ogni volta mi chiedo come sia possibile, e ogni volta penso che sia incredibile e… .

Avete capito, sostanzialmente perdo tempo cercando di svelare il misterioso legame che unisce cervello e noci, noci e cervello. Per fortuna basta un nonnulla, uno sbadiglio “di prossimità”, una imprecazione nata e morta fra i denti serrati di un collega vittima anche lui del “trauma da ritorno in ufficio”, una porta che sbatte, e ritorno alla realtà.

Ma a quel punto rimango “vittima” del livello superiore di coscienza (o inferiore, fate voi), e passo alla considerazione che mi piace definire “profonda”.

Tema: quanto è cambiata la mia vita negli ultimi mesi.

Svolgimento: io che mangio frutta secca e bevo centrifugati in preda a un delirio da corretta alimentazione, io che ho una madre che ha cercato disperatamente per anni di insegnarmi un po’ di educazione alimentare con risultati peggiori di quelli relativi all’educazione tout – court, io non mi riconosco più, a momenti.

Ma devo dire che va bene così.

Premessa: non sono mai stato un salutista, uno sportivo, un vegetariano, sebbene costantemente circondato da tutte queste categorie.

Ritengo di essere fondamentalmente pigro e con un atteggiamento nei confronti del cibo che si può facilmente identificare con l’aggettivo “luculliano” o, senza voler fare il saccente, mi piace mangiare tanto e brenso, come dicono a Bologna.

Purtroppo il mio concetto di corretta alimentazione si allontana abbastanza da quello di alimentazione sana, seppur cresciuto a merendine bio, frutta e verdura.

Ma forse si è trattato solo di una specie di “ribellione”, nel mio caso alimentare.

Ma negli ultimi mesi qualcosa è cambiato. Io sono cambiato.

Come al solito non ti svegli la mattina e decidi di cambiare, cerchi di farlo quando ti rendi conto che c’è qualcosa che non va, che non deve essere per forza qualcosa di grave in senso clinico.

Per me è stata la fine di una storia importante, la rabbia, l’insoddisfazione, la consapevolezza di aver “fatto il mio” per mandare tutto in malora.

E non mi piaceva più com’ero, ero annoiato di me stesso, non mi sopportavo.

E così ho deciso che se avessi voluto continuare ad andarmi a genio, qualche sforzo in più l’avrei dovuto fare.

Ed ecco che un pigro “homus divanus” prende coscienza dei suoi 35 anni e si trasforma in una persona che la mattina va a correre regolarmente, che evita (non senza difficoltà) di mangiare pesante la sera, che fa spuntini a base di frutta secca biologica durante le pause che riesce a ritagliarsi al lavoro.

No, non è un miracolo e non sono cambiato così tanto (difficilmente le persone cambiano, quando va bene “smussano gli angoli”), ma ho solo capito che per sopportarsi meglio (visto che dobbiamo passare tutta la vita con noi stessi), bisogna sforzarsi un po’, e sudarsela (l’autostima), nel senso più letterale dell’espressione.

E poi, nel pieno della riflessione, della masticazione e del silenzio, un campanello suona e illumina lo schermo davanti a me.

“Hai 1 nuovo messaggio”.

 

 

 

 

 

Un racconto di Marco Palasciano

Marco Palasciano, autore

Social media manager

Marco Palasciano. Social media manager ``in cerca d'autore`` (una maniera elegante per dire freelance), classe 1981 da Bari. Ho subito le influenze di tutta la cultura pop che ha imperversato nel bel paese dagli anni '80 in poi, dai fumetti alle serie TV (quando nessuno le chiamava così). Amo le storie ben raccontate, indipendentemente dal mezzo. Amo il buon cibo, una delle tre cose importanti nella vita. Sulle altre due ho ancora qualche dubbio.