Il mio intervallo semplice un racconto di Laura Anzano

Settembre mi ha messa a dura prova.

Sì, a luglio sono stata al mare e ad agosto in montagna ma questo non significa che abbia fatto due mesi di ferie no-stop e che non abbia il diritto di sentirmi stanca per questo ultimo periodo di lavoro e da mamma.

Essendo mamma lavoratrice free-lance, posso dire di lavorare 365 giorni l’anno, perché un’occhiata ai feed di Instagram e all’ultima mail ricevuta, la butto anche sul lettino in spiaggia, mentre mi arrampico su per la montagna o scarto i regali di Natale – quale momento migliore per una diretta social?!

Poi, per chi non lo sapesse, la vita della mamma di due gemelle è già abbastanza movimentata di suo. Se poi ci mettete l’inizio delle scuole medie e la ripresa delle attività sportive, capite perché ho la ricrescita dei capelli bianchi che galoppa da almeno tre mesi.

Settembre è stato il mese delle novità sia per me che per le ragazze: nuovi progetti che hanno preso forma, nuovi ritmi e anche nuove amicizie. Per quanto però i cambiamenti positivi siano sempre i benvenuti, richiedono riorganizzazione e anche la ricerca di nuovi equilibri.

Ci sono sere in cui il mio unico desiderio è di affondare la testa nel cuscino e dormire ininterrottamente per dodici ore. Quando sto chiudendo gli occhi mi passano davanti le innumerevoli cose fatte durante la giornata ma c’è sempre quella rimasta in sospeso e che avrei voluto cancellare dalla mia to do list.

La verità è che pretendo troppo da me stessa e finisco quindi per donare tutto il mio tempo agli altri o ad altro, dimenticandomi troppo spesso di staccare la spina.

Quante mamme, lavoratrici e non, sono nella mia stessa situazione?

E quante come me devono superare il limite prima di fare un passo indietro?

Mi accorgo di varcare quella soglia solo quando il mio fisico si ribella, dandomi evidenti segnali di cedimento. Ed è solo quando sento suonare il campanello d’allarme che decido di indietreggiare e prendermi una pausa, vera.

A quel punto non ho più mezze misure. Spengo l’interruttore, ma lo spengo davvero, per tutti, per almeno un paio di giorni, che non coincidono necessariamente con il week-end.

Rallento in casa e in famiglia…sono tutti abbastanza grandi per potersela cavare anche senza di me. E appena posso rallento anche sul lavoro. Assolti i doveri più impellenti, entro in modalità off-line.

Faccio le ultime telefonate alle amiche, fisso un momento per noi e inizio la mia detox dallo smartphone. Lo lascio a casa, lo chiudo in un cassetto a scaricare la batteria e disattivo la segreteria. Chi ha davvero bisogno mi richiamerà.

Quando arrivo al limite, ho bisogno di recuperare i rapporti umani, quelli con le persone che hanno visto almeno una volta la mia faccia in dimensioni reali e non solo in una foto profilo. E con chi conosce davvero le sfaccettature del mio carattere, che non si possono leggere nelle cinque righe di una bio.

Per ritrovare me stessa mi bastano un paio di scarpe da ginnastica, una camminata al parco, un telo da stendere sul prato per sgranocchiare una merenda sana con chi sa ascoltare e capire i miei disagi e le mie emozioni.

Quattro ex colleghe, sedute intorno a un tavolo a ridere delle solite diete dimagranti che dovrebbero iniziare il prossimo lunedì. Parlare delle proprie ambizioni, dei progetti per un futuro sempre incerto e della pensione che non vedremo mai! E riderci sopra.

Una corsa in compagnia di quella palla di pelo che ha portato tanta gioia e amore nella nostra famiglia. Sentire l’aria frizzantina dell’autunno che mi accarezza il viso e guardare le foglie secche cadere dagli alberi quasi spogli e colorare i prati verdi di marrone.

Un appuntamento dalla parrucchiera per rimettere ordine in testa. Perdermi nei miei pensieri mentre aspetto e spero che la tinta compia il miracolo di farmi sembrare ancora una ventenne. Sfogliare una rivista di gossip e realizzare che Buffon è uno dei pochi calciatori miei coetanei ancora attivo. E che alcuni suoi compagni di squadra potrebbero essere miei figli. Ascoltare i pettegolezzi della signora al lavatesta, che non sono buona cosa ma un sorriso lo strappano sempre. Uscire dal negozio consapevole di avere sempre la stessa età ma piacermi più di prima.

Un pomeriggio di shopping con le mie figlie, anche se questo mese le uscite hanno già ampiamente superato le entrate. Quel giro per negozi durante il quale è vietato litigare e arrabbiarsi l’una con l’altra ma è concesso solo ridere tanto per gli improbabili outfit che creiamo nel camerino, mentre la gente fuori commenta la nostra stupidera. Pomeriggio che si conclude immancabilmente con la coppa XL di yogurt al muesli da consumare sui divani al secondo piano del centro commerciale.

Una cena con Lui. Anche se ultimamente avrei cambiato la serratura della porta in più di un’occasione, ho bisogno di ritrovare anche noi. Noi che in vent’anni ne abbiamo passate tante ma siamo sempre qui senza avere mai detto quel formale SI. Quel sì che diciamo ogni giorno alla nostra famiglia, alle nostre figlie e al mutuo che ci siamo messi sulle spalle anni fa.

Svegliarmi tardi la domenica mattina, fare colazione a letto con latte e cereali e non dover pensare a cosa cucinare per pranzo, perché abbiamo già prenotato al nuovo ristorante in centro.

Queste sono le piccole cose che fanno bene al mio cuore e alla mia anima e che ho bisogno di ritrovare.

A settembre ho davvero toccato il fondo. Ho lavorato dodici ore al giorno, trascurando me stessa e mettendo da parte il mio benessere fisico e mentale.

Devo risalire, mettere la testa fuori dall’acqua e prendere una boccata di ossigeno.

Non mi serve una vacanza alla Maldive, su un atollo sperduto, ho solo bisogno di quell’intervallo senza zuccheri aggiunti che possa disintossicarmi da una routine che inizia a starmi troppo stretta e che mi sta lentamente soffocando.

Quell’intervallo che una mamma lavoratrice fa sempre troppa fatica a concedersi e che dovrebbe essere un diritto ma soprattutto un dovere verso se stessa.

Un racconto di Laura Anzano

Laura Anzano

Laura Anzano

Giornalista

Laura, 29 anni da più di un decennio.
Innamorata della vita, delle mie twins e delle emozioni scritte, scatto foto ogni giorno per incorniciare gli attimi che fuggono.
Scrivo di gemellitudine e di family lifestyle sul mio blog: www.thepocketmama.com “