Isole Tremiti, Alessandro Piemontese

Ora.

Sto ancora qui, a misurare la circonferenza del nostro abbraccio. Il tuo profumo è ancora fresco, pane caldo della mattina. Sto ancora qui a cercare di capire. Riavvolgo le parole così mi ritornano addosso, onde benevole.

Mille chilometri fa si stava più vicini.

E giochiamo va? Ride come una bambina

Cioè non hai ascoltato praticamente nulla di ciò che ti ho raccontato? Faccio l’offeso ma mi fa ridere. È irresistibile quando indossa la mia camicia a righe e restiamo a letto a fare la sintesi della giornata, misurando i racconti per evitare di annoiare.

E giochiamo su? Mi sciolgo.

Le sere passavano così e i giorni pure, anche se ci si vedeva poco. Messaggi e i cuori che piovevano, le combo di emojii che conoscevamo solo noi e che volevano dire tutt’altro.

Ohi qui in ufficio ok faccio una pausa. Tu?

Non ho voglia di studiare.

E non studiare.

E vedi che ti amo? Vado a correre

E ti correrei dietro.

:*

L’amore è così, è semplice. A volte, però, capita che ti manchino; le parole. Capita che il tacere sappia parlare meglio e fare male peggio.

I tuoi no niente crescevano e io ti incalzavo con domande, sguardi e i miei chissà che erano tocchi di legno accatastati, di un fuoco che avrebbe dovuto scaldarci e illuminarci, ma che in realtà era ustione.

Senza parlarne abbiamo deciso di cercare Alice, pensando che un figlio potesse essere la soluzione ai tuoi no niente e ai miei chissà. È stato un task, un lavoro, un progetto al quale ci siamo dedicati, insieme. Fare l’amore con un obiettivo è come baciarsi tenendo sempre gli occhi spalancati. C’erano i giorni per farlo e i giorni no. Senza parlarne avevamo scelto di essere i project manager del nostro destino, delle marionette nei fili del burattinaio del nostro ginecologo. Era comunque qualcosa, qualcosa che stavamo facendo insieme.

Alice ci ha portato nel paese delle meraviglie e ci ha rianimato il cuore per tanti anni. Avevamo un progetto, farla crescere tra i sorrisi e le carezze. Farla vivere nell’amore. Quanti tutorial letti insieme per il suo primo dentino, per gestire i suoi pianti, per cercare di dormire, per sapere cosa fosse meglio fare e cosa no. I tutorial sul mangiare sano, sul come scegliere una colazione salutare e le merende giuste per i bambini. I tutorial sono come gli abbracci, ti rassicurano. Non mi sono mai chiesto perché abbiamo così tanto bisogno di istruzioni, per tutto. Sarà perché non sappiamo più scegliere e prenderci le responsabilità?

Anni di spot tv con la famiglia perfetta attorno al tavolo ci hanno riempito la testa di schemi di vita, di come dovessero andare le cose. Istruzione numero uno: indossare un sorriso. Ogni mattina replicavamo la scena della famiglia in tv. Era comunque qualcosa, qualcosa che stavamo facendo insieme.

Alice era una favola già nel nome e quando sorrideva e mi abbracciava tutto era leggero. Peccato che le favole, per definizione, hanno una fine e un figlio non è un progetto studiato a tavolino, un figlio è un dono. Volevamo riempire i silenzi e i dubbi con altro, quando avremmo dovuto affrontarci e parlarne. E quella volta che noi due era meglio parlarci.

Capimmo che l’amore non è così, semplice, e che Fossati ha sempre capito tutto. L’amore si costruisce. Le emojii finiscono.

D’un tratto ci trovammo a danzare sul valzer dei sensi di colpa, un po’ ciascuno che non fa male a nessuno.

Ora.

Ora sto ancora qui, a misurare la circonferenza del nostro abbraccio. Il tuo profumo è ancora fresco, pane caldo della mattina. Sto ancora qui a cercare di capire. Riavvolgo le parole così mi ritornano addosso, onde benevole. Ho fatto quello che mi diceva il cuore. Ho cercato il mio intervallo, l’ho cercato qui nelle mie isole. Le isole Tremiti.

Mi devo allontanare per poterti raccontare bene di me. Mi sveglio, prendo il mio quaderno, guardo il mare, rallento. Mi basteranno tre giorni, o forse una settimana. Sono salito sul punto più alto dell’isola per guardare le cose dall’alto. Da qui sono tutte più piccole e riesco a spostare le cose inutili, razionalizzare gli spazi, scoprire che noi ci siamo ancora e ci siamo sempre stati. Siamo ancora lì sul letto a scherzare e a raccontarci come è andata la giornata.

Prima di andare avanti avevo bisogno di una pausa e di premere “pause”, riavvolgere il nastro, riascoltare il pezzo della nostra vita e scoprire che siamo ancora noi. Avevamo solo fatto incidente col tempo, scoprendo che in realtà non concilia.

Devi sapere che qui, sull’isola, il pane e l’acqua arrivano ogni giorno con una nave. La conferma che da soli non ci possiamo stare. Che ho bisogno di te. Domani torno.

Un racconto di Alessandro Piemontese

Alessandro Piemontese, foto profilo

Alessandro Piemontese

Copywriter & Content Strategist

Alessandro Piemontese. Sagittario ascendente sagittario, copywriter ascendente creative content strategist. Con Manjoo.it voglio aiutare le persone a cucinare e a mangiare meglio. Con La Content Academy aiuto le aziende a raccontare i propri valori. Foggiano che non fugge. Zemaniano per sempre. Scrivo racconti per me e racconto aziende per gli altri. In bilico costante tra poesia e mercanzia.