Un intervallo di vita ti può cambiare la vita una storia di Cora Sollo

Si dice che le storie sboccino negli intervalli di vita.

In coda al supermercato, mentre fai la fila alla posta, mentre aspetti il treno.

A noi è capitato esattamente così: mi fisso i piedi, guardo le scarpette da viaggio (quelle che mi portano in giro, tra una consulenza in azienda ed un corso), sospiro. Stamattina non ho fatto colazione, in albergo: sono incazzata, non comincio mai la giornata senza la mia dose di caffè, senza zucchero, senza pensieri. Avevo un treno da prendere, Italo 99237 Napoli – Milano. Sono riuscita a concentrarmi solo su questo stamattina.

Non ho fatto caso ai dettagli del percorso in auto, ai campi che si stendevano sonnacchiosi sotto gli occhi, incollati alla strada. La mia piccola Cinquecento grigia mi accompagna anche stamattina. L’ennesimo viaggio, ennesimo treno, ennesimo giro di vita. Solo le orecchie sono sveglie stamattina: Black Magic dei Band of Skull prova a darmi la carica. Di nuovo quel nodo alla gola, di nuovo quella sensazione di fastidio alla bocca dello stomaco “forse dovrei cambiare modo di mangiare, provare un’alimentazione più sana.” Scarto subito il pensiero, lascerò che il caffè mi entri in circolo appena arrivo in stazione.

Un ecomostro” – è quello che ho pensato appena ho parcheggiato l’auto. “Sembra uno squalo in mezzo al nulla” – salgo le scale, mostro il mio biglietto all’addetto della sicurezza. “Dov’è la poeticità dei treni?” – arrivo al binario. Niente, la speranza di trovare un po’ di bellezza in questo ammasso di cemento bianco, lucido, dove i treni spaccano il secondo e non lasciano nemmeno la voglia di fare un passo in più verso il destino, è vana. Le persone guardano davanti a sé.

Cellulari. Cuffiette. Mente. Cuore. Non c’è nulla. Ed io non ho preso ancora il mio caffè.

C’era un bar ma lo hanno chiuso: una faccenda strana” – me lo dice un signore un po’ attempato, con una grossa valigia consumata, la giacca abbottonata per il primo vento autunnale. Puntuale come un treno d’altri tempi: eccola la (mia) bellezza della vita servita per colazione. Sorrido un pochino. Un sorriso senza zucchero: un po’ amaro, un po’ ironico. Mi basta per sedermi, tirare fuori il mio quadernetto e capire cosa posso fare mente aspetto l’ennesimo treno.

Niente, le energie proprio non vogliono saperne di attaccarsi in quella insenatura tra mente, cuore e cervello per mettere in modo i pensieri. Quante volte, al mattino presto, da piccola guardavo mia nonna preparare – tra il buio e la sveglia delle sei – quei piccoli sacchettini di bontà che avrei aperto a scuola, durante l’intervallo, o consumato nelle ore più noiose della mattinata, quando arrivava la lezione che proprio non ce la fai. Un rumore che sapeva di felicità, di innocenza, di leggerezza. Ecco la poeticità che mi mancava: il mio sacchetto preparato con amore, l’attesa del treno per arrivare perennemente in ritardo in quella scuola un po’ strana che però pareva aspettarti al mattino. Quella sensazione di casa che è sparita da un tempo, ormai.

Avrei dato di tutto per uno di quegli spuntini di frutta secca che sapevano di felicità. “Ho fame”, penso a voce un po’ troppo alta, forse. “Dividi con me?” – una mano mi offre uno di quegli snack bio, senza zuccheri aggiunti. Non oso alzare gli occhi, percorrere il braccio e risalire dal collo fino al suo sguardo. Mille pensieri mi attraversano la mente “sarà uno di quelli che ci provano”, “oddio e adesso cosa faccio”, “come mi sono vestita stamattina”, “lo so, sarà il sosia di Carlo Conti: super-abbronzato e saccente”.

Invece la vita ti sorprende, sempre e comunque.

Occhi color ghiaccio, capelli sale e pepe ed un sorriso di quelli che, semplicemente, sono più veri di altri. Te ne accorgi subito: anche lo sguardo si illumina, come quei fari di notte che accompagnano le barche al sicuro fra le braccia del porto. Uno sconosciuto con una gentilezza senza zuccheri aggiunti, come il mio snack preferito. Sorriso anche io, sembra una pubblicità senza olio di palma. Tra un attimo apparirà anche la scritta in sovraimpressione “visto in tv”. Sto ridendo di gusto, adesso, come non succedeva da un po’.

Gliel’ho detto, senza mezzi termini: “Da quale romanzetto rosa sei venuto fuori?”

Quelli che leggeva tua nonna, hai presente?” – mi risponde ironico. Bene, mi piace l’ironia nelle persone!

Arriva il mio treno, lo saluto nostalgica. Salgo i gradini del treno. Prendo posto e metto su le cuffiette: parte un pezzo veloce – Naughty Boy, perfetto. Sorrido ancora.

Abbiamo condiviso un intervallo di vita, di quelli che ti cambiano per sempre.

Un racconto di Cora Francesca Sollo

Cora Sollo autrice

Cora Francesca Sollo

Digital Strategist

Cora Francesca Sollo. Digital Strategist innamorata (persa) del digitale. Aiuto le piccole aziende a raccontarsi in rete attraverso la comunicazione morbida. Credo negli abbracci digitali che diventano reali e che il mondo sia una giungla ma se sei strategicamente te stesso e sorridi forte (forse) ti salvi.