L’intervallo tra la vita di prima e la vita di dopo un racconto di Luisa Ruggiero

Quando diventi genitore la vita ti cambia, ed è inutile far finta che non sia così. Cambiano le priorità, cambia lo stile di vita, cambiano le lenti con cui osservi il mondo e non è sempre facile fare i conti con tutti questi cambiamenti. All’inizio, non lo nego, mi sentivo combattuto: da una parte ero felice perché avevo compiuto con cognizione di causa l’atto più onnipotente che possiamo fare nella nostra vita, mettere al mondo un bambino, ma dall’altra parte chi era quel batuffolo curioso che mi aveva spodestato dal piedistallo? Io che ero il centro del mondo per tutte le donne della mia vita, all’improvviso ero diventato trasparente. Un colpo durissimo! Ci ho provato con tutti i mezzi a mia disposizione a tornare al centro dell’attenzione, ma a nulla sono valsi capricci, colpi di testa, finte scappatelle, mancate telefonate a mia madre, etc. etc.

Mi sentivo maltrattato, non curato, non desiderato, facevo troppo poco sesso e la creatura non era nemmeno ancora arrivata, figuriamoci che sarebbe successo dopo. Possibile che nessuno si rendesse conto di quanto poco considerato fossi? L’attesa per me è stata lunga e faticosa, lei si è sentita “mamma” da subito, dal primo test casalingo: si vedeva in ogni suo comportamento il cambiamento, dall’alimentazione sana alla lunga lista di libri per fugare ogni dubbio sulla maternità. Io invece non riuscivo a figurarmi cosa stesse accadendo e come sarebbero cambiate le cose, avevo solo una grande paura. E siamo andati avanti così fino al giorno fatidico del parto. Le acque si erano rotte, dovevamo correre all’ospedale e l’attenzione del mondo all’improvviso era di nuovo rivolta a me: io il supereroe buono che soccorre Giulia e la porta in tempo all’ospedale e assiste coraggiosamente al parto! Ok, ci stavo, potevo farlo, era il mio ruolo ovvio, ma sapevo come fare? Assolutamente no. E sarei riuscito a sostenere Giulia durante il parto? E ad assistere alla nascita? Ma poi avrei potuto fare di nuovo sesso con lei vedendo quelle scene (in fondo noi uomini siamo esseri semplici, e per arrivare a C partendo da A sappiamo che bisogna passare per B)?

Non c’era tempo per pensare, ci siamo ritrovati lì pronti per la partenza: il nostro bimbo aveva fretta di uscire. Ricorderò quei momenti per sempre, ero tra il tramortito e il meravigliato, stavo assistendo ad un evento miracoloso a cui anche io avevo contribuito: davanti alla mente mi sono passati tanti fotogrammi in pochi attimi e tutto ha assunto un colore ed un sapore diverso. Stavo diventando padre per la prima volta nella mia vita e in fin dei conti era una cosa davvero importante!

Quando l’ho preso tra le braccia il mio cuore si è fermato per un istante per la forte emozione. Lui cosi piccolo, indifeso, morbido e profumato era proprio lì con me e potevo sentire il battito del suo cuore. Avete presente il battito di un bambino appena nato? È una sorta di sinfonia impazzita, il ritmo è velocissimo e pompa così forte che sembra voglia schizzare fuori da un momento all’altro: è il senso della vita, la forza della natura, il “miracolo”. Ecco, se mi avessero concesso di restare lì bloccato in quel preciso fotogramma, con quella emozione così unica, io ci sarei rimasto. Ma la frenesia di chi mi stava intorno mi ha riportato alla realtà: Giulia aveva bisogno d’aiuto, aveva perso i sensi perché….oddio non ci stavo capendo nulla! So che hanno preso dalle mie braccia il piccolo e l’hanno portato di là per la solita routine e cazzo!!! Giulia mi aveva detto di controllare il braccialetto e non l’ho fatto, ma non ci stavo capendo nulla. Mi sentivo immobile, non sapevo che fare: la vedevo lì su quel lettino e tutto intorno a me girava, girava. E poi la figuraccia, dicono sia svenuto. E il supereroe dentro me è diventato improvvisamente Mr Bean senza alcuna chance di ripresa. Mi sono risvegliato sul lettino della sala medica, in preda ai peggiori incubi, con mia madre che mi fissata attonita. “Marco, come ti senti?” ed io, tra l’incredulo e l’indifeso “Mamma, ma Giulia come sta? Cos’è successo?”. Giulia aveva perso troppo sangue, ma per fortuna i medici erano stati bravissimi riportando tutto alla normalità e ora lei stava riposando.

Ricordo di aver tirato un sospiro di sollievo così prolungato da sembrare interminabile e poi sapete cosa ho fatto? Sono andato da Giulia, lei era stremata e senza forze, dormiva come mai prima, le ho dato un lungo bacio sulla fronte e mi sono diretto a casa. Avevo la necessità di prendere possesso della mia vita e di capire come muovermi e per fare questo dovevo staccare la spina, prendermi una pausa. E quale migliore momento se non quello?

Arrivato a casa ho dato un occhio in giro e, come sempre, quando sono in difficoltà e devo riflettere, mi sono diretto in cucina per prepararmi qualcosa. Senza nemmeno pensarci prendo la birra, la maionese, il wurstel e il panino, accendo il fuoco e metto la padella con l’olio per friggere il wurstel. Poi all’improvviso, come in una sorta di sogno ad occhi aperti, sento la voce di Giulia che mi dice “Marco stai diventando padre, lo vuoi capire? Devi crescere e devi cominciare a prenderti cura di te stesso, altrimenti come farai a prenderti cura di tuo figlio? Inizia dalle piccole cose, almeno dalla cura di te e del tuo corpo: mangia sano, nutri il tuo corpo con i giusti alimenti sennò che esempio darai? Ho letto che i bambini osservano i genitori e che fanno tutto quello che vedono fare.”

Senza nemmeno rifletterci prendo tutto e lo metto in un sacchetto, rovisto in frigo e raccolgo tutto il cibo spazzatura che c’è: porterò tutto a Nando, a lui non verrà mai in mente di crescere e di mettere su famiglia!

Le parole di Giulia mi avevano sempre dato fastidio e di contro la mia reazione era stata quella di agire senza pensare, agire per fare un dispetto, come se il dispetto fosse fatto a lei e non contro me stesso. Quella pausa, quel momento a casa da solo, quella sorta di intervallo tra la vita di prima e quella di dopo mi hanno regalato la lucidità di capire che finalmente, a soli 37 anni, stavo diventando grande e che dovevo smettere di comportarmi così. Dovevo tornare da Giulia, aveva bisogno di me e volevo portarle qualcosa di buono da mangiare: dopo tanto sforzo non meritava il cibo dell’ospedale. Mi è sempre piaciuto cucinare e allora prendo uno dei suoi libri di ricette sane e le preparo la sua colazione preferita: pancake con farina di ceci, sciroppo d’acero, frutta fresca e mandorle dolci. So che sarà felicissima e so che capirà il mio messaggio, noi non dobbiamo dirci troppe cose, tra di noi è sempre stato così, ci siamo sempre capiti al volo.

Un racconto di Luisa Ruggiero

Luisa Ruggiero

Copywriter

Nata e pasciuta a Napoli, cittá che conservo sempre nel cuore e che mai avrei pensato di lasciare perchè, diciamolo, chi nasce a Napoli sa che quella é una delle città più belle del mondo. Emigrata per motivi di studio perché al tempo sognavo di fare la Psicoterapeuta , ho iniziato a cambiare casa e città senza mai fermarmi veramente: prima Urbino, poi Roma, poi Lanciano, passando per Mozzagrogna (“mozza che?” li sento i vostri commenti!) arrivo infine a Pescara. Ma siccome sono nomade e itinerante nell’anima e la vita comoda mi stressa, ho seguito il maritozzo prima a l’Aquila e in seguito a Brindisi, per poi tornare a settembre di quest’anno di nuovo a Pescara. Non so dire quanto durerà, ho imparato che i programmi a lungo termine non posso farli perché non riesco a rispettarli mai: la vita mi mette spesso di fronte a scelte strane e apparentemente incomprensibili per cui ho imparato a vivere di più il “qui ed ora” che non il “là e allora”, anche se l’altrove mi destabilizza sempre un po’ ma sto cercando di conviverci.