Neanche il tempo di iniziare un racconto di Marco Giorgio

Neanche il tempo di iniziare le ferie, che si ritorna prepotentemente in trincea. Le vacanze non hanno più la stessa accezione di quando eravamo bambini, per non parlare della durata. Un lunghissimo e meraviglioso intervallo tra la fine e l’inizio della scuola. A giugno, con la linea del traguardo ormai a un passo, l’aria era elettrica, frizzante, quasi magica. Sentivi di avere il mondo ai tuoi piedi, con l’estate in arrivo e il suo inesauribile bagaglio di sogni, speranze e desideri. Ti sembrava di poter realizzare tutto, senza alcun limite alla fantasia. D’altro canto ricordo, come se fosse ieri e ancora più intensamente, la sensazione di fastidio insopportabile che si provava nei primi giorni di settembre. Lo stomaco si stringeva quando realizzavi lucidamente che, molto presto, il suono della campanella avrebbe spazzato via in un colpo solo il mare, gli amici, i giochi, la prima cotta, la spensieratezza.

Quante cose sono cambiate, inesorabilmente. Il lavoro è fondamentale, ma bisognerebbe anche imparare a distaccarsene. A capire che arriva un momento in cui è obbligatorio dire basta, mettere un punto e poi andare a capo. Niente può essere così urgente e importante da sacrificare i tuoi affetti, la tua libertà. Un po’ di sano egoismo, che serve per stare meglio con sé stessi e, di conseguenza, anche con gli altri. E invece succede che continui a pensarci, anche quando sei sotto l’ombrellone. Sarà il senso di responsabilità, o quella maledetta parte razionale che non ti lascia mai completamente libero. La conseguenza è che, quando finalmente stai iniziando a rilassarti e a recuperare un colore da essere umano, guardi il calendario ed è già il momento di tornare a casa. O meglio, in ufficio.

Pazienza, provi a farti coraggio e pensi che i primi giorni, diciamoci la verità, non saranno così traumatici. Un rientro soft, molti clienti ancora in ferie, orari più umani e flessibili. Niente di più sbagliato! La scrivania è una specie di deposito cartaceo, sarebbe interessante misurare i fascicoli in altezza. Chissà quanti ettari di foreste in meno, per colpa nostra. L’archiviazione digitale è ancora un’utopia. Il telefono squilla in modalità call center, ti viene voglia di lanciare lo smartphone dalla finestra. Whatsapp, una grande invenzione ma anche un enorme fastidio. Siamo reperibili come i medici, tutto è urgente e a nulla servirà far finta di non aver letto i messaggi, sperando che non vedano la spunta blu. Per respingere i molestatori 2.0 l’unica soluzione è sollecitare il pagamento delle fatture, molti li vedrai dileguarsi con la velocità di Usain Bolt. Non l’ultima versione, si intende.

Siamo appena all’inizio, ma il livello di stress è già vicino al limite massimo di sopportazione. Altro che dieta mediterranea, per dimagrire basta passare qualche giorno in questo carcere con le scrivanie. Mi viene da sorridere quando vedo, in televisione, una di quelle trasmissioni zeppe di dottori, esperti, tuttologi che discernono amabilmente di alimentazione e benessere. Cinque pasti, lo spuntino, un frutto, attenti al numero di calorie e all’apporto energetico. Qui non c’è il tempo neppure per andare un attimo in bagno, figuriamoci per un altro caffè. Guardo l’orologio – non è possibile – è già ora di pranzo. Mille cose iniziate e nessuna finita, vorrei ma non posso tornare a casa. Ma mi serve un intervallo, uno di quelli veri. Possibilmente accompagnato da una merenda sana, per ricaricare le batterie.

Jago e Mojito, i nostri amati cagnolini, mi aspettano a casa ma ora, ahimè, non possono saltarmi addosso per trasmettermi la loro positività. È davvero incredibile l’effetto benefico che possono avere gli animali, solo chi ci vive insieme può comprenderlo. Anche dopo la giornata peggiore della tua vita, bastano cinque minuti di “feste” per azzerare tutto e farti tornare il sorriso. E pensare che io, i cani, li guardavo pure con fastidio fino a sette-otto anni fa. Ora, francamente, non potrei mai più farne a meno.

Ho fame ma sono stanco, pigro e non so davvero cosa scegliere. Quando la scelta sta per cadere su un anonimo snack, mi viene in mente Debora – mangia la frutta secca, ti fa bene – e niente mi sembra più ovvio come in quel momento, come ho fatto a non pensarci. Le mie amate noci, ne sono ghiotto e mi fanno sentire bene. Un autentico toccasana, la giusta dose di energia per riprendere con lo spirito giusto. Un intervallo breve ma necessario, la prima scelta veramente giusta della giornata. Torniamo a combattere, ma ora è molto più semplice. Il tempo può essere un nemico, ma in questo caso è stato un alleato. Alla fine, ciò che conta davvero è il modo in cui lo spendiamo. La volontà non manca, l’intensità neppure. Buon lavoro!

Un racconto di Marco Giorgio

Marco Giorgio

Marco Giorgio

Commercialista

Marco Giorgio è dottore commercialista e giornalista pubblicista. Blogger sin dagli albori, oggi si occupa di consulenza del lavoro e fiscale. Grande appassionato di sport, ha scritto un capitolo dei libri ``Che Storia la Bari`` e ``La Bari Siete Voi``, pubblicati dalla Casa Editrice Gelsorosso