Nel senso opposto di marcia un racconto di Antonello Minoia

Ancora rosso. Quanto ritardo. Non arriveremo mai in tempo. E Chiara chi se la sente se perde i primi 10 minuti della festa. E poi queste mamme che organizzano i compleanni alle 4 del pomeriggio. Ma non lavorano loro?

“Chiara ci sei? Non ti sento”
“Mamma, sto guardando questo video sul tuo cellulare. Siamo arrivate?”
“No, non ancora. Non lo vedi, il semaforo è rosso”.

 

È che da adolescenti il diventare grandi, visti da una certa distanza emotiva, ti pare un gran parco giochi pieno di risate e prime volte. Ma quando ci passi attraverso è un tunnel stretto pieno di specchi deformanti, di inadeguatezza, insicurezza e ribellione.

 

Tunnel. Rosso. Terribile se sei una mamma con marito, lavoro, cena da preparare, elenco della spesa a metà, detersivi da acquistare, ancora marito che chiama, ancora lavoro da completare.

“Mamma, siamo arrivate?”
“No, Chiara, non rompere. È sempre rosso, maledettamente rosso”.

Le ho risposto male.

“Scusa Chiara. Siamo in ritardo lo so, ma è ancora rosso”.

 

Rosso. Come quella macchina, sull’altra corsia. Anche Luca aveva una macchina rossa. Ci divertivamo in quella macchina. Le fughe al mare, le valigie assiepate sul sedile dietro. Ora c’è spazio solo per i giochi di Chiara. A mala pena ci entra il borsone per la mia palestra. La palestra, cazzo. Devo chiamare: c’è quella dieta per dimagrire. Devo dimagrire. E anche velocemente. Un po’ di alimentazione sana, Cristiana. Giuro che mi lancio su merendine vegane e snack biologici.

 

Luca. Non lo sento da 8 anni. Ci siamo lasciati in buoni rapporti. Non abbiamo mai litigato, ma ho perso i suoi contatti. Sono sempre stata così distratta. Luca. Non lo vedo da 8 anni. Ma quello è Luca? Non è più la stessa macchina, ma è ancora rossa. Non ci credo, è lui.

 

“Mamma, posso mangiare questa frutta secca?”

“Sì, Chiara. Mangia anche quel plumcake, se vuoi”

 

Come quella volta che siamo andati al mare perché mi aveva regalato un nuovo costume nero. Anche quella volta eravamo fermi al semaforo. E ci siamo baciati mentre scattava il verde. E, no, allora non avevamo fretta. Ma quando scatta questo verde? Che bello rivedere Luca.

Peccato non poter scendere. Abbasso il finestrino? Suono il clacson? Ma che dici, Cristiana?
E se non mi riconosce? Sono così ingrassata da allora. Meglio di no.

 

Chissà come sarà la sua vita, senza figli magari. Chissà se sarà fidanzato. E la sua nuova ragazza. Io ferma qui a questo rosso e lei magari in palestra a rassodare quel bel culo che si ritrova. La palestra, cazzo. Che poi magari un figlio l’ha già avuto. Ma tanto, non sarà mai felice come quando eravamo insieme. Quando stava con me tagliava sempre la barba. Guarda ora.

 

Dal sedile posteriore, nella naturalezza splendida dei suoi sei anni:

“A cosa stai pensando mamma? Non parli più… sai che ho pensato che non voglio più invitare Angelica al mio compleanno?”

Che bello sarebbe se potessimo conservare per sempre la stessa naturalezza che abbiamo da bambini. Se un abbraccio potesse curare ogni male a qualsiasi età. Invece no. Invece sarò io a dover preparare il suo bagaglio che trascinerà per sempre. Più sarà ricco, più la renderà sicura. Più sarà leggero, più la renderà libera.

 

E noi? Io e Luca? Chissà come saremmo diventati noi, famiglia? Con un figlio magari. Sarebbe somigliato a me o a lui? Chissà come è da padre? Premuroso, autoritario, affettuoso?

 

“Mamma, stai sorridendo?”.

“No, Chiara. Finito il tuo snack di mandorle sgusciate?”

“Sì, mamma. Ma tu stai sorridendo?”

Cazzo, stavo sorridendo. Si vedeva tanto? Felicità per quei momenti con Luca. E rimpianti? No.

 

Ancora rosso? Ma quando scatta questo verde? Però è in forma Luca. Come quella volta che me lo hanno invidiato tutti in montagna, abbronzato come fosse un maestro di sci. O come quella volta in Inghilterra, quando eravamo giovani e abbiamo passato tutta la giornata al parco. Possibile che non ho il suo numero?

Luca”.

“Che hai detto, mamma?”

“Nulla. Che ho detto?”

“No, hai detto qualcosa. A bassa voce, ma l’hai detto”

“No, nulla”
Cavolo, ho pensato ad alta voce.

 

“Mamma, andiamo. Ti voglio bene, starei sempre con te. Ma la festa inizia. Guardami, sto bene con il mio vestitino. Ci sarà Luca, il mio fidanzatino. Un altro. Non il tuo”.

Che brava Chiara. Ha capito tutto? Ma come avrà fatto? Fortuna che mi basta un suo sorriso per tornare la mamma felice di sempre. Ha sei anni, ma è così intelligente. Stiamo facendo un buon lavoro con Marco. Siamo una bella coppia. E come l’ho vestita bene oggi. Sta crescendo bene Chiara.

E io, chissà se riuscirò ad essere il suo contorno senza mai schiacciarla, a restare seduta su quella poltrona scomoda mentre infilerà l’abito, la strada, l’amore sbagliato… chissà se riuscirò a rispettare i suoi silenzi senza cadere nello stereotipo della mamma apprensiva o opprimente. Se riuscirò ad accettare che lei, Chiara, sia altro da me nonostante sia fatta di me.

 

“Dai, mamma, rigirati. Non stare qui a guardarmi e fissarmi. Ti sei incantata? Non lo vedi che è verde”.

“Come sei…”

È vero, finalmente è verde. Fare la mamma è davvero la cosa più bella che ci sia.
“Mamma? Mammaaaa? Puoi passare! Il semaforo è verde”

Riparto e, con un cenno della mano solo apparentemente distratto, saluto, nel senso opposto di marcia, il grande amore della mia giovinezza.

Un racconto di Antonello Minoia

Antonello Minoia

Antonello Minoia

Copywriter

Ho sempre voluto scrivere, per me la scrittura è (è stata e continuerà ad esserlo) una passione. Da piccolo mi divertivo a scriveve favole, da ``grande`` volevo fare il poeta o lo scrittore! Mi dicevano: ``Non raccontare storie``. E, invece, proprio questo faccio: racconto storie e raccolgo storie da raccontare. Giornalista, copywriter, social media manager e consulente nel settore comunicazione. Scrivo su carta, online, sui muri, in diagonale, al contrario. E amo farlo.