Niente da aggiungere: un intervallo di mare

Tre e trentanove della notte, lui scrive il diario: ha il suo odore addosso e lei ancora accanto.

Loro se ne stanno lì, stesi su quella sabbia trattenuta a stento da due scogli, un po’ sabbia e un po’ sassi, con il mare calmo e l’acqua calda, tipica di un fine estate. Lui pensa e scrive, lei dorme e sogna.

Questa non è una storia necessariamente romantica. Non solo. Loro sono amici, solo amici. Come tanti altri. Certo, come tutti, cercano amore, solo amore. Amore per una notte, un’estate o una vita intera. Questa è una spiaggia come tante altre. Non importa dove, potrebbe essere ovunque. Con al centro un seggiolone per bagnini dove, forse, ci siamo anche noi. A guardarli, ammirarli e raccontarli.

Questa è un’estate come tante altre. Non importa quando, potrebbe essere sempre e mai.

Ok, l’estate dovrebbe essere il tempo della follia, per loro invece è il tempo della riflessione. Per loro, questa estate, è il tempo delle ferite da sanare. Lui appena lasciato, lei ancora alla ricerca di quel suo grande (e unico) amore che pure già conosce e riconosce, ma che non ne vuole sapere. Entrambi trentenni. Potrebbero divertirsi molto di più, uscire, ogni sera un posto diverso, ma per loro, questo agosto va così. Senza follie. Non è rock, ma non è nemmeno un lento. Non è un cocktail, ma non è nemmeno una bevanda analcolica. Ma stanotte no, stanotte loro cercano un intervallo da vivere. E nient’altro da aggiungere.

È stato tutto così casuale. Fin troppo. Tanto da pensare di essere programmato, nella mente di lui e nella mente di lei. E di non essere poi così tanto casuale, né nella mente di lui e nemmeno nella mente di lei.

Lui che aspettava lì solo lei, seduto sul midollino a dondolo sotto la veranda di quella casa al mare, mentre mangiava un po’ annoiato quello snack di frutta secca. Mandorle già sgusciate, una dietro l’altra. Lei che l’ha cercato dove poteva esserci solo lui, al citofono di quell’atrio un po’ retrò, mentre le macchine e le moto in coda andavano di clacson e autoradio.

Erano stati sufficienti messaggi brevi, sintetici. L’intesa era quella di due confidenti, da sempre, fin dal liceo.

“Scendi?”

“Sì, arrivo. Dammi il tempo di vestirmi”

“Non vestirti troppo”

“Come non vestirti troppo?”
“Tanto tra un po’ saremo nudi, bagno a mare”

“Ma che sei scema?”

“Non dirlo nemmeno per scherzo. Ma stasera mi va così. Sai che quando voglio essere folle e stronza non mi ferma nessuno?”

“In genere hai ragione, odio darti ragione”.

Una notte di agosto rispolverata al ritmo di un sogno, al ritmo del mare, al ritmo di qualche canzone cantata così a squarciagola senza pensarci troppo e attirando qualche sguardo distante, verso quella riviera dominata dalla montagna. Loro stesi in quella caletta, con le risate che rimbombano nella grotta, gli altri seduti a quel ristorante un po’ più in là. E il fresco di una notte in riva al mare che ormai ha punto anche i loro vestiti già bagnati.

Una notte rispolverata al ritmo di un tuffo nell’acqua scura e di qualche confessione tra amici. Perché quelli sono e quelli saranno. Gli intervalli servono a fermare il tempo, ma anche ad accelerarlo. Servono a riflettere, a rilassarsi, ma anche a lasciarsi andare. E loro quello cercano in questo intervallo di un’estate un po’ così. Hanno deciso di accelerare, di lasciarsi andare. Nient’altro.

L’estate può essere lenta. Ma stanotte no, però.

Stanotte sono stati amanti. E tanto gli è bastato. I suoi capelli insicuri, ricci e scuri non si sono opposti, le sue mani non si sono certo fermate. Una parola, un’altra. Un’altra, una parola. Una confidenza, un bacio. Un bacio, una confidenza. E sabbia un po’ ovunque.

Lui pallido dopo un’estate passata sostanzialmente a lavoro, nonostante una casa al mare presa in affitto.

“Sì, ma che tristezza queste notti da solo” aveva commentato lui.

“Non dire così, almeno ti sei dedicato ad una vita in totale relax. Niente eccessi, solo alimentazione sana” aveva scherzato lei.

Lei abbronzata, bruna, capelli lunghi, sorriso largo, occhi profondi, bellissima e formosa.

“Un po’ troppo. Dovrei perdere peso” si era punita lei.

“Mangiare sano e dimagrire, l’hai detto tu” aveva scherzato lui.

Ma lui, chiaramente, non era d’accordo nemmeno con sé stesso e non aveva creduto nemmeno alle sue stesse parole. Lei è stata sempre e solo un’amica, ma anche una donna bellissima. La donna giusta per vivere un momento così intenso, un intervallo così forte. Di quelli che servono a darti la scossa e neppure te ne accorgi. Intenso è l’aggettivo giusto. Giusto quello.

A noi non tocca certo il ruolo dei giudici. Siamo stati lì a guardarli, in questa sera di intervalli. A immedesimarci nei loro pensieri, in questa notte di intervallo dalla vita reale. A noi, se vogliamo, tocca il ruolo degli spettatori.

Poi sapranno loro, solo loro, come andrà a finire, al termine di questo spazio che si sono concessi. Nessun altro. Lei tornerà a pensare all’altro e lui tornerà a pensare a lei? Oppure ci sarà tempo per un altro intenso momento? È già tardi e a lui toccherà svegliarla ora? Oppure resterà lì a guardarla mentre lei dorme ancora?

Loro sapranno. Saranno ancora loro a decidere. Oltre l’intervallo. Nient’altro da aggiungere.

Per loro, sia chiaro, questa è l’estate della ragione. Per loro, però, forse, questa estate sarà da ricordare proprio per questo intervallo. Perché alla fine un momento così può valere un’estate rock.

Tre e quaranta nella notte, lei dorme: sogna non sa più cosa, non sa più chi.

Un racconto di Antonello Minoia

Antonelli Minoia, autore

Giornalista, copywriter, social media manager

Antonello Minoia. Ho sempre voluto scrivere, per me la scrittura è (è stata e continuerà ad esserlo) una passione. Da piccolo mi divertivo a scrivere favole, da ``grande`` volevo fare il poeta o lo scrittore! Mi dicevano: ``Non raccontare storie``. E, invece, proprio questo faccio: racconto storie e raccolgo storie da raccontare. Giornalista, copywriter, social media manager e consulente nel settore comunicazione. Scrivo su carta, online, sui muri, in diagonale, al contrario. E amo farlo.