Quattro minuti e ventitré secondi un racconto di Alessandro Piemontese

Quattro minuti e ventitré secondi. Sono così le canzoni, intervalli tra due cose. Colmano le distanze che l’istinto di sopravvivenza ci impone. Ogni tanto mi devo dire la verità, sfilo via la maschera e la poggio qua di fianco sul sedile. E parto.

Ho fatto una playlist specifica per colmare le distanze, l’ho chiamata proprio Intervallo. Gli alberi corrono via ai lati della strada e il cantautorato italiano mi confessa. È il momento in cui torno da te con il cuore e accetto di buon grado tutti i tipi di emozioni che arriveranno. Non lo faccio da tanto, non è facile schiacciare play ma non ho più la maschera, non ho più scuse per almeno altri quattro minuti e ventitré secondi.

Le canzoni italiane hanno uno schema che mi rassicura. Intro, storia, inciso, ritornello, coda. È uno schema che riconosco chiaramente in ogni pezzo. Ogni cantautore ha il suo stile, tocca le corde dell’anima in maniera diversa, per molte persone è uno schema banale ma non sono un critico musicale. Mi lascio attraversare dalle parole mentre attraverso la città. E mi manchi. Mi manca il tuo schema che rassicurava, era uno schema facile. Bastava guardarti negli occhi e mi dicevi già tutto. Mi dicevi stai tranquillo, stai attento, non mi convince così tanto, ho fiducia in te vai sereno, tutto con uno sguardo. Il tuo sguardo era il mio intervallo.

La mia terapia dura poco più di quattro minuti. Giusto il tempo per ricordare un particolare della nostra storia d’amore. Nello specchietto retrovisore trovo i miei occhi che sono un po’ i tuoi. Trovo il tuo imbarazzo quando, prima dell’ennesimo falò, mi fermasti sul balcone.

Ale ma tu?” occhi negli occhi.

Papà sì, tutto ok tranquillo”

E che ne sai che volevo dirti?”

Volevi dirmi di stare attento quando a notte fonda passerò la chitarra a Fabio, che è più bravo di me a suonare.” gli sorrido complice.

Vorrei dirti tutte le cose che mi passano per la testa. Oggi. Sì ma da dove comincio? La tentazione è sempre quella di ricominciare dall’ultima volta che ti ho visto ma stavolta non mi faccio fregare. Ricomincio dalla prima volta che ti ho visto. È molto più bello. È un esercizio difficilissimo per me che ho la memoria bloccata che procede a salti quantici. La strada è vuota, la canzone a metà e io ti ritrovo con me a palleggiare in cortile. Tu che alterni destro e sinistro con eleganza e potresti fare notte senza farlo cadere mai quel pallone. Io che uso solo il sinistro, uso anche le sponde del muro per non sbagliare, mi appoggio a tutto perché devo dimostrare di essere forte come te. Ma non c’è storia.

Passiamo al tiro, come in una lezione a Coverciano. Mi stai insegnando i fondamentali del calcio e con molta probabilità mi stai insegnando i fondamentali della vita. Ognuno insegna a modo suo, come i cantautori che toccano le corde dell’anima con stili diversi.

Il piede destro lo devi fermare accanto al pallone e dovresti rivolgerlo nella direzione in cui vuoi tirare. Poi ci vuole equilibrio, senti il corpo, non portarlo troppo indietro mai. Devi avere spingerti un po’ in avanti. Equilibrio.”

Mi stavi insegnando ad avere equilibrio, quello che conservo ancora nelle situazioni di caos, in questa vita fatta di cose urgenti e poche volte importanti.

A testa alta.” Mi alza il mento con due dita.

Perché?”

Per vedere come si muovono i tuoi compagni, capire quando è il momento giusto per passare la palla.” Lo guardavo come un discepolo.

In poche mosse mi avevi trasmesso due principi che a pensarli ora sono due fondamenta, oltre che fondamentali del calcio. L’equilibrio e la capacità di guardare le cose a testa alta. Non finirò mai di ringraziarti. Forse è questo quello che fanno i genitori bravi, trasferire valori importanti con le metafore semplici. E tu sei stato un padre fantastico e semplice. Come l’amore.

I quattro minuti e ventitré secondi stanno per terminare e un po’ mi dispiace che questo mio intervallo finisca. Sono i nostri minuti, il tempo che non posso più trascorrere con te, ma le canzoni dei cantautori italiani sono tantissime e meno male. Indosso la maschera perché questa vita ci vuole tutti positivi e splendidi splendenti, e riparto.

Tornerò con il mio prossimo intervallo a rivivere i momenti più belli, quelli in cui mi hai insegnato a vivere, quelli in cui scherzavamo, quelli in cui mi sbucciavi l’arancia perché da solo non avrei mai mangiato la frutta. Belli gli intervalli, di solito dividono due cose, questa volta uniscono.

Un racconto di Alessandro Piemontese

Alessandro Piemontese

Copywriter

Sagittario ascendente sagittario, copywriter ascendente creative content strategist. Con Manjoo.it voglio aiutare le persone a cucinare e a mangiare meglio. Con La Content Academy aiuto le aziende a raccontare i propri valori. Foggiano che non fugge. Zemaniano per sempre. Scrivo racconti per me e racconto aziende per gli altri. In bilico costante tra poesia e mercanzia.