Sgusciato da cuore un racconto di Anna Strippoli

Un intervallo lungo due ore, nella stazione di una città che non conosci affatto, non è facile da sopportare per una ragazza di neanche 20 anni alle prese con una grossa decisione: tornare a casa, in Sicilia, con la sconfitta di non averci neanche provato a superare l’ammissione all’accademia di danza a Milano per la paura di non riuscire a sopportare il rifiuto, la sconfitta; oppure continuare il viaggio, sperando che lo spuntino messo in zaino e il carico di speranza avrebbero fatto il resto.

Decisi di restare e, da Bari, prendere il treno che mi avrebbe portato a Milano. Non potevo saltare la tappa di Bari, dove si trovava il mio migliore amico di scuola superiore, trasferitosi in Puglia con la famiglia a 17 anni. Lui era il mio compagno di studi preferito, che mi sosteneva e mi spronava a credere nella danza, la mia grande passione.

Sapeva quanto tenessi alla mia linea, al bisogno di un’alimentazione sana ed equilibrata, senza eccessi, grassi, calorie di troppo; sapeva che avrei fatto di tutto per essere impeccabile col tutù e avere un corpo snello, adatto ai movimenti sinuosi della danza classica. I nostri spuntini erano il momento più magico. Seduti sul pavimento, ci dividevamo la rispettiva parte di frutta secca e biscotti: a lui più biscotti, a me più noci, mandorle pelate e nocciole. E poi cominciavamo a fantasticare sul nostro futuro, prima di tornare alle versioni di latino.

Carmela, quando diventerò un pilota dell’aeronautica come mio padre, verrò a trovarti in volo, ovunque tu sia” – mi diceva per prendermi in giro e rassicurarmi allo stesso tempo, come per darmi la certezza che per me ci sarebbe sempre stato.

Passati quasi tre anni, tornai da lui per questa tappa intermedia. Non potevo fare a meno del suo incoraggiamento, di rivederlo, di ricordarmi com’ero serena e quasi spensierata quando ero in sua compagnia.

  • Paolo, sono in stazione qui a Bari. Ci sei? Io ho lo zaino viola, lo stesso che mettevo a scuola. Non ti vedo”.

 

  • Sì Carmela, appena vista. Vieni verso la fontana, di fronte al chioschetto dell’edicola”.

Ci abbracciamo, come se due anni e mezzo non fosse mai passati. Lui era lo stesso, solo con un po’ di barba in più. Ci fermammo a fare uno dei nostri spuntini a casa sua, come ai vecchi tempi.

  • Carmè, ti ho preso un mix di frutta secca! Sei contenta? Dai, come quando studiavamo insieme! Non ho trovato gli stessi biscotti, ti ho comprato però questi integrali con lo zucchero di canna, che so che tu ci tieni!”

 

  • Grazie Paolo, non puoi capire come mi fai felice! Ma non ho molto tempo, tra un’ora e mezza devo riprendere il treno. Mi tremano le gambe e le braccia, ho paura di non farcela. Cosa farò se non sarò ammessa? So già che i miei genitori faranno tanti sacrifici per sostenermi in questa cosa, ma se fosse tutto inutile? Non so, guarda …”

 

  • Sì, però non è che puoi scoraggiarti ancora prima di cominciare! Ascolta, ti faccio un esempio: le vedi queste noci, queste nocciole e queste mandorle? Sono gustose e hanno tante proprietà benefiche, fanno bene alla tua salute. Le mangi e sai di prendere il meglio di esse, non devi neanche fare lo sforzo di sgusciarle. Ma, prima di essere così, perfette e pronte a dare il meglio di sé, qualcuno ha dovuto rompere il loro guscio, ciò che le proteggeva ma che impediva loro di assolvere alla loro funzione: nutrire e far stare bene le persone. Anche tu devi fare così: hai un potenziale che neanche immagini e una passione che ti tiene viva, ma se rimani nel tuo guscio proteggendoti dal rischio di non essere “buona” o “apprezzata”, non potrai mai dare il meglio di te. Provaci! Sei qui, ti manca solo un’altra parte di viaggio. Il tuo guscio l’hai già rotto decidendo di partire. Devi solo accettare che quello che deve succedere, succeda. Punto”.

Rimasi in silenzio per qualche secondo, prima di dire qualcosa. Essersi trasferito e aver dovuto ricominciare tutto daccapo in un’altra città l’avevano fatto crescere prima di me.

Allora gli dissi in tono scherzoso: “Oh, ma com’è che sei diventato così saggio? Che ti è successo a stare qui? Dammi indietro la zucca vuota che conoscevo! A parte gli scherzi … grazie Paolo, avevo davvero bisogno di questo incoraggiamento. Andrà come deve andare: l’ostacolo l’ho già superato, come hai detto tu. Adesso ho coraggio e, comunque vada, sarà un successo”.

Così, dopo tre quarti d’ora, ero di nuovo in stazione a riprovarci. Lui era con me e mi guardò andare via col mio zaino viola e gli occhiali da sole che mi coprivano le lacrime, un misto di commozione e speranza. Aprii lo zaino per prendere le mie cuffie dalla tasca superiore e trovai un tovagliolino e un biglietto: il tovagliolo conteneva frutta secca, con cramberries e una noce intera, con il guscio. Sul bigliettino, invece, aveva scritto: “Decidi tu cosa vuoi essere. Ma sappi che, qualunque cosa tu decida, per me sarai sempre la mia dolce Carmela. Ti bacio, Paolo”.

Non mi importava cosa sarebbe successo dopo, a Milano, all’esame, alle prove. Ero lì, in treno, con un nuovo spirito, una nuova consapevolezza: finalmente, avevo il coraggio di provarci, di provare a credere nelle mie passioni. Tolsi la noce dal suo guscio e mandai un messaggio a Paolo. Avevo deciso cosa essere, grazie a lui e alle nostre, meravigliose, sane merende.

Un racconto di Anna Strippoli

Anna Strippoli

Anna Strippoli

Copywriter

Classe 1986, di Bari, sono laureata in Scienze Politiche. Dopo la gavetta da aspirante giornalista, ho declinato la mia passione per la scrittura nel settore della comunicazione d’impresa. Oggi sono una copywriter: adoro scrivere per trasformare i pensieri, miei e dei clienti, in parole ed emozioni. Nel tempo libero leggo, disegno e studio psicologia del lavoro e risorse umane. Sono una sostenitrice del volontariato e del terzo settore in genere.