Sii il capitano del tuo intervallo un racconto di Cora Sollo

La sveglia puntata alle sei ed io, come sempre, l’ho spenta e ho riaperto gli occhi alle otto. Mi sono stiracchiata per benino, gli anni cominciano a farsi sentire (superati i 30 è tutto in discesa!). Svegliarti con la consapevolezza di avere accanto chi ami è una sensazione meravigliosa, anche quando ti ha rubato tutta la coperta.

 

Mi alzo controvoglia: sono una di quelle persona che adora poltrire a letto. Non sono una short sleeper, una di quelle che ha un sonno senza zuccheri aggiunti. Gli zuccheri li sottraggo alla colazione al massimo (quello fa davvero bene) ma il sonno, quello è sacro!

 

Prepara la colazione: per me té senza zucchero ma con miele extra, per lui cereali con cioccolato, caffè e latte. Siamo così diversi eppure la vita la viviamo a braccetto. Siamo uno l’intervallo dell’altro, ci incastriamo alla perfezione. Litighiamo che è un piacere!

 

Ho dimenticato di prenotare il coworking, cavolo! Il primo pensiero è che come al solito sono una disorganizzata cronica. Prendo mille impegni, poi vado in overload e mi blocco. La cosa peggiore è che scoppio, soprattutto in lacrime di solito. Già, a Napoli mi chiamerebbero chiagnazzara che, tradotto, suonerebbe più o meno come una che piange sempre e si lamenta troppo. Tralasciando il mio difetto delle otto di mattina, ne ho molti altri da scoprire nel corso della giornata!

 

Per esempio, non so cucinare: niente, sono proprio negata! Mi nutrirei esclusivamente di noodles precotti e panini del Burger King. Invece, stamattina – prenotata la mia postazione al nuovo coworking – ho persino messo su la pentola per il riso che ho poi unito al restante pollo che era rimasto dalla cena di ieri sera et voilà, il pranzo è servito.

 

Ho cucinato alle 9 del mattino, ho raggiunto il mio massimo della produttività, me ne torno a letto! – ho urlato dal piano di sotto ma il rumore della doccia ha nascosto la mia richiesta all’universo. Vabbè, volevo rendere partecipe il mondo della mia bravura da chef (non) stellato, peccato. Lo scriverò su Facebook così mi farò una sana e grossa risata leggendo i commenti degli amici, sono perfidi quando si tratta di me, della cucina e dei miei fantastici risultati.

 

Insomma, Facebook e bullismo digitale dei miei amici a parte, la vita alle 9 del mattino è simpatica, dai. Ho prenotato via email il coworking, ho impiattato nei contenitori per il take away e ho asciugato i miei capelli (anche tu hai l’impressione che vivano di vita propria?) e ora? Niente, mi tocca lavorare dall’auto. Quaderno ed agenda alla mano, amo organizzare la mia giornata a carta e penna. Sto imparando adesso ad organizzarmi, dopo 10 anni che faccio questo mestiere. Che bello! Ho bisogno di un corso per organizzare il mio tempo ma non ho mai il tempo di farlo. Un paradosso molto divertente: ho, però, la soluzione sai? Gli intervalli, gli attimi e gli istanti tra un impegno e l’altro.

 

– Alice: Per quanto tempo è per sempre?

– Bianconiglio: A volte, solo un secondo.

 

Siamo noi a decidere quanto deve durare una pausa. Una mano ce la danno anche gli impegni che prendiamo, le persone che amiamo, quelle con cui lavoriamo, le aspettative che ci poniamo e gli obiettivi che vogliamo raggiungere nella vita. Non è poesia, non è musica. Non è null’altro che la pura realtà della vita. La vera felicità sta negli intervalli tra un impegno e l’altro. Qualcuno ha detto che la felicità è quella cosa che passa nella tua vita mentre sei occupato a fare altro. Non sono d’accordo, per niente. Per nulla al mondo permetterei agli altri di fagocitare la mia vita: non il lavoro, non una persona, non un impegno.

 

Sono io il capitano della mia anima, lo dice anche la medaglietta della mia collana preferita. Me la sono regalata un giorno, passeggiando per le vie più antiche di Napoli. Spaccanapoli era così bella quel giorno, il mio giorno. La sentivo sulla pelle la bellezza di quella giornata: snack senza zuccheri aggiunti per non fermarmi a mangiare l’ennesimo babbà (ah, noi donne e la dieta), il calore del sole sulla faccia quasi a ferirti gli occhi per la sua intensità, il vociare delle persone.

 

Napoli è bella, Napoli è meravigliosa. Solo se impari a conoscerla dal suo ventre, però. Una signora un po’ scostumata (maleducata, in dialetto rende di più, non ci sono scuse) ma bella da morire.

Di quelle bellezze, dolci e salate allo stesso tempo, che non hanno bisogno di zuccheri aggiunti. Un po’ come i pistacchi, che sgranocchio mentre l’attraverso, sapidi all’inizio ma che tendono al dolce quando li assapori. Un’esplosione di sapori e colori naturali, non artefatti. Una poesia mai compiuta, un’armonia mai terminata. Di quelle che ascolti e vuoi proprio sapere come va a finire ma proprio non si può e allo t rest ngann, sul groppone.

 

Proprio passeggiando per quelle strade così ricche di intensità, ho trovato il mio intervallo in una vetrina un po’ sgangherata di una piccola gioielleria, un piccolo laboratorio. Una signora altrettanto piccola, un po’ curva per il peso dei sorrisi e della gentilezza, mi ha sorriso, mi ha consegnato con le mani stanche quella piccola gioia e mi ha detto è l’ultima rimasta, nennella. “Piccola bambina”, uno di quei soprannomi che ti emozionano, ti restano ancorati all’anima e ti tirano giù le emozioni a catinelle. Come la pioggia leggera in un giorno senza nuvole. Come un intervallo consumato tra uno snack senza zuccheri ed un sorriso leggero.

 

C’è qualcosa di meglio nella vita che decidere di vivere i propri intervalli nel modo più felice possibile?

Un racconto di Cora Sollo

Cora Sollo autrice

Cora Sollo

Digital Strategist

Digital Strategist innamorata (persa) del digitale. Aiuto le piccole aziende a raccontarsi in rete attraverso la comunicazione morbida. Credo negli abbracci digitali che diventano reali e che il mondo sia una giungla ma se sei strategicamente te stesso e sorridi forte (forse) ti salvi.